Sono solo un Pesce nella Rete!

Il Blog di Federico Picardi

Telepatia artificiale e pensieri in rete

Posted on | December 15, 2011 | No Comments

Tranquilla serata in casa, la piccola iena a letto -mio figlio- e un poco di zapping in TV mentre sparecchio.
Per la verità era un po’ che non guardavo la TV ma girovagando su Sky ho trovato un documentario su Discovery Channel che mostrava la possibilità per un uomo di comandare un braccio meccanico tramite l’impianto di un sensore sotto pelle.
In pratica io muovo le dita, la mano o un braccio ed il robot replica il movimento grazie ai segnali dei miei centri nervosi che il sensore raccoglie e invia al braccio meccanico.
E mentre il presentatore raccontava e illustrava questa tecnologia la mia mente in una frazione di secondo è partita verso lidi ancora più lontani.
Perchè limitarsi a muovere un braccio meccanico di fronte a me quando, grazie alla rete, potrei inviare le informazioni all’altro capo del mondo e muovere un intero corpo?
Perchè non fare il percorso inverso e sentire sul mio braccio che qualcuno, dall’altra parte del mondo, sta toccando quello meccanico?
E perchè ancora non eliminare il braccio meccanico e non collegare direttamente 2 corpi umani che grazie ai sensori sottopelle e tramite la rete condividano e si scambino sensazioni, tatto e movimenti?
Potrebbe essere l’inizio della creazione di una sorta di telepatia artificiale.
Chissà se tra qualche anno invece di telefonare ad un amico magari basterà pensarlo, scambiandoci parole che fluttuano per la rete sotto forma di bit.
Chissà, mi piacerebbe esserci.

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Facebook e gli Amici Tristi

Posted on | September 16, 2011 | No Comments

La prima cosa che faccio quando apro Facebook è scorrere velocemente la pagina per vedere dove sono e cosa fanno i miei amici.
Alessio sta entrando in ambulatorio ma ricorda il concerto della sera prima, Silvia la partita a pallone, i colleghi di ufficio e la nipotina.
Poi c’è Giovanni che mentre carica il camion commenta una mia foto, Sara il week-end appena fatto e Mirko che tra una “socialata” e l’altra inserisce la foto della sua cagnolina.
Persone che vivono e raccontano la loro vita. Persone che oltre al lavoro hanno anche una vita.

Su FB ho poi un nutrito gruppo di amici che ha invece sempre e solo un chiodo fisso nella testa: la politica.
Assessori, Presidenti di Enti, Sindaci, Segretari di partito, Onorevoli, Ministri. La maggior parte di questi parla sempre e solo di politica. Ogni cosa che fanno ha una motivazione politica, ogni commento è un rimando ad un programma di governo, ogni discorso un comunicato stampa e visto che FaceBook è lo specchio digitale della nostra vita un poco mi spiace che le persone che ci rappresentano siano così limitate; niente musica, mai uno che vada al cinema, niente amicizie al di fuori del partito, nessun interesse, nessun hobby, niente famiglia, figli o nipotini.
Nessuno che abbia mai letto un libro non impegnato, nessuno che la domenica faccia un giro in bici, resti imbottigliato nel traffico o magari semplicemente “posti” un video preso da youtube che gli ricorda di quando era ragazzo. Politica, orazioni, veline. Sempre e solo “e io la penso così”, “e io voto cosà”, “e noi di qui”, “e voi la”. Mai un errore di battitura,
mai una lettera al posto sbagliato, mai una faccina :-)
Inumano direi. Triste forse è la parola giusta. Vite tristi di persone che si consumano all’ombra di un partito. Tutta questa dedizione che hanno è perfino imabarazzante, sicuramente li fa vivere in un’altra dimensione e probabilmente è anche sintomo del fatto che non sanno organizzarsi una vita.
Ghandi aveva una famiglia e ce lo ha raccontato più volte, il Dalai Lama descrive spesso i paesaggi che incontra sul suo cammino, perfino gli Obama riescono a raccontare di un pic-nic e del loro orto biologico.
Non credo che Obama abbia una agenda meno fitta di un nostro governante che invece non riesce a trovare tempo per fare altro.

Ops mi viene un sospetto: che questi amici “di partito” non abbiano capito cosa è e come si usa Facebook?

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Oggi parliamo di Congressi

Posted on | September 1, 2011 | No Comments

Mi chiedono una riflessione “digitale” sul mondo dei congressi e non nascondo che sono un poco un pesce fuor d’acqua ma a volte è proprio l’occhio di un esterno che fa nascere nuove idee.
Dal punto di vista digitale un congresso non è altro che un evento e quindi, se io dovessi elaborare una strategia di comunicazione a complemento di un meeting, lo considererei proprio come tale.
Tralasciando ciò che ormai è uno standard -il sito web, le slide in sincrono con un video, l’archivio online- preferisco concentrarmi di più sull’aspetto divulgativo e partecipativo che la Rete può generare. Andiamo a considerare 3 momenti: prima, durante e dopo l’evento e vediamo, in una breve sintesi, quelle che sono le azioni che metterei in campo nel contesto dei social media:

Prima
Innanzitutto raccoglierei tutte le informazioni sulle passate edizioni e pian piano ne farei una divulgazione andando a coinvolgere tutti gli utenti reperibili nei vari social media che hanno un qualche interesse per gli argomenti trattati. Ma niente pubblicità: solo “storytellig” ovvere narrazione; il racconto di quello che è stato.
Coinvolgerei quindi il gruppo così creato nell’elaborazione di nuove idee per l’anno successivo condividendo i temi, cercando nuovi relatori, discutendo il format ma anche facendo fare agli utenti proposte sulla location, sulla scaletta, persino sui menù ed in generale sul contesto a contorno dell’evento.
Cercherei insomma di far passare in Rete un messaggio positivo e molto interessante rispetto a tutto ciò che ruota intorno al congresso con l’obiettivo di creare interesse per l’evento stesso.

Durante
Punto primo: connessione internet gratuita per tutti.
So che questo è un tasto dolente e che a tutt’oggi spesso da noi in Italia la connessione è ancora un miraggio o un optional per smanettoni ma per poter stimolare interesse e partecipazione intorno all’evento, le persone in sala devono potersi connettere agevolmente e condividere quello che stanno facendo con i loro amici.
Devono poter inviare foto e video su Facebook, generare commenti sui blog, far cinguettare Twitter.
Devono in sintesi poter divulgare l’evento in rete raccontandolo in tempo reale mentre lo stanno vivendo contribuendo così a crearne interesse anche al di fuori della cerchia ristretta dei presenti in sala.

Dopo
Il congresso non deve morire il giorno dopo. Deve continuare a vivere online raccogliendo opinioni e suggerimenti sia da chi c’era in carne ed ossa che da chi lo ha vissuto digitalmente.
Commenti sugli interventi, sui materiali distribuiti, sulle presenze e sulle riflessioni venute dalla rete rappresentano un grande stimolo per la preparazione della prossima edizione senza considerare che in questo modo si riesce a creare un gruppo persone realmente interessate all’argomento che possono sia far nascere nuove idee sia contribuirne alla divulgazione in tutti quei contesti che sicuramente gli organizzatori non riuscirebbero mai a introdursi.

Questo in estrema sintesi con in aggiunta un consiglio: fare tutto questo è un lavoro che non si improvvisa.
Essere in rete, lavorare sulla partecipazione, gestire una presenza sui social network non è uno scherzo e non vuol dire avere un ragazzetto che apre una pagina su Facebook e ci scrive qualcosa ogni tanto.
Ci vogliono competenze, una visione molto chiara del cosa fare, come farlo, come misurarne i risultati, come gestire le derive e soprattutto ci vuole tanta esperienza sul campo.
E’ un mestiere ben preciso diverso da quello dell’informatico, del giornalista e del grafico: è il mestiere di chi si occupa di Social Media Strategy.
E non dimenticate che in rete premiano solo la qualità e la trasparenza e che un approccio alla rete mal gestito può generare danni consistenti e irreparabili perchè tutto ciò che viene messo in rete resta per sempre.
Anche i commenti di chi vi infama perchè avete utilizzato Facebook come una bacheca per i comunicati stampa o Twitter per mandare un jingle pubblicitario.

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E da oggi Facebook ci (ri)conosce

Posted on | June 9, 2011 | No Comments

Da qualche settimana Facebook ha attivato un nuovo gadget, il “face recognition” ovvero il riconoscimento automatico dei volti. Tecnologia e poi a casacata servizio che, all’interno di una foto pubblicata da chiunque su FB, riconosce le facce delle persone inquadrate, ovviamente a patto che queste siano utenti registrati a Facebook (oggi 600 milioni nel mondo).
Ho letto in giro articoli che parlano di ulteriore violazione della privacy, di funzionalità che dovrebbero essere facoltative o in genere hotrovato crtitiche più o meno aperte.

Sinceramente non la penso così.
In primo luogo perchè per i nativi, i cresciuti ed i diventati digitali, il concetto negativo di “violazione della privacy” si trasforma spesso in quello positivo di “appartenenza ad una community” e poi perchè molto semplicemente non vedo una grossa differenza tra l’essere taggati su una fotografia da qualcuno che lo ha fatto a mano piuttosto che invece l’esserlo in automatico da un software che ci (ri)conosce.
Sempre taggati su una foto siamo! Punto e basta.

Una cosa ho però notato: che spesso chi si pone tutti questi dubbi e ne scrive in maniera perplessa o problematica, alla fine poi è sempre qualcuno che si è affacciato a questo mondo digitale solo quel tantino che gli è servito per scriverci sopra 2 righe.

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Musica, memoria e ricordi che non ci saranno più

Posted on | May 24, 2011 | No Comments

Ore 15: sono in macchina che guido verso casa e dalla radio arriva “Chiedi chi erano i Beatles” -pezzo dei primi anni 90 degli Stadio-.
Insieme alle note appaiono i ricordi delle estati nelle quali, insieme ad un gruppo di baldi giovani, insegnavo tennis nei centri turistici.
I ricordi prenodono forma: gli altri maestri, i volti delle centinaia e centinaia di ragazzi conosciuti ai corsi e poi ancora la fatica a stare sul campo da tennis la mattina dopo una nottata di baldorie, le baldorie notturne, la moto che avevo, gli scherzi, i tornei, i brindisi…
Quante cose! Una buona mezz’ora di ricordi che mi fanno compagnia mentro guido e che a loro volta ne richiamano altri, alcuni confusi, alcuni molto nitidi ma comunque tutti “miei”. Storie che fanno parte della mia vita e che da qualche parte vivono nella mia mente in attesa di essere rievocati. Un piccolo scrigno che si è aperto con una chiave musicale e dal quale solo io posso attingere. Penso: “Guarda te come qualche nota ho messo in moto il mio cervello”; ho rielaborato informazioni ed emozioni, ho ripensato alle persone,
da un pensiero sono passato all’altro. Memoria, fantasia, pensieri, emozioni, ricordi e cervello; dicono che sia una buona cosa averli, tenerli accesi e farli funzionare.

Se queste stesse esperienze le vivessi oggi nel 2011, chissà come le ricorderei nel 2030, tra 20 anni: avrei probabilmente centinaia di foto sul mio PC di questo periodo e non dovrei sforzarmi per ricordare i volti delle persone; la storia della mia vita di oggi sarebbe certamente pubblicato su Facebook e Twitter (quello che ci sarà tra vent’anni).
Qualche cosa sul mio profilo, una quantità impressionante di informazioni sulle pagine di tutte le centinaia di ragazzi che incontrerei mese dopo mese:
la foto col maestro, il maestro che spiega, Federico che gioca; per qualcuno sarei quello bravo, per qualcuno quello cattivo. In ogni caso sarei qualcosa o qualcuno per centinaia e centinaia di ragazzi che lo condividerebbero in rete in maniera globale.

E a questo punto perchè sforzarsi di ricordare qualcosa?
Avrei tutto servito su un piatto d’argento, pronto, catalogato, classificato, immortalato ma soprattutto scodellato, senza nessuno sforzo di ricordare, senza nessuna fatica se non quella di rileggere passivamente la mia vita su un qualche aggregatore di contenuti che me la proporrebbe addirittura dai molteplici punti di vista di tutti coloro che avrebbero contribuito a creare il mio io digitale.

Fine di un sogno, fine dell’immaginazione, fine di tutto quello che qualche nota oggi è riuscita a far scattare.

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