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Il Blog di Federico Picardi

Il 2008 è l’anno del knowledge management: la gestione della conoscenza

Posted on | March 4, 2008 | Comments Off

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La quantità di dati presenti sui vecchi e nuovi media inizia ad essere veramente imponente.
Vediamo cosa offre la tecnologia per aiutarci a capire il mare magnum di informazioni che ci sovrasta.

Spesso sentiamo parlare di ricerca semantica e di gestione della conoscenza ma cosa sono ed a cosa servono.

Facciamo un passo indietro, a quando ancora i contenuti che popolavano gli archivi erano pochi, omogenei e classificati.
In quel periodo effettuare una ricerca era molto semplice, bastava indicare alcune parole chiave, filtrare la ricerca su alcune categorie dell’archivio ed il gioco era fatto ottenendo ottimi risultati anche e soprattutto in termini di qualità .
Se quindi riferiamo questa cosa ad un sito web, fino a quando i contenuti sono omogenei e ben classificati, il tutto fila liscio ed i risultati sono buoni.

Ma cosa accade se la mia ricerca, iniziata con una keyword dentro un sito, diventa un cercare informazioni “correlate” o “simili” ad un intero articolo o addirittura ad un generico argomento?
E se poi la ricerca la estendo alle pagine gialle o magari ad un sito che fa concorsi o, perché no, ad un archivio del quale non conosco niente, o ancora ad un video, ad un gruppo di sms inviati da più telefonini, o dentro altri 100 siti web.

Il punto sta proprio qua.
Lavorando con poche keyword e dovendomi confrontare con tipi di contenuto tanto differenti, non riuscirei mai e poi mai a trovare delle risposte esaurienti.
La gestione della conoscenza (come recita uno dei tanti slogan che la caratterizzano “Hunderstanding the hidden 80%”) serve proprio a questo: a recuperare quell’80% di informazioni che restano nascoste.
Come dire: se io sono interessato ad un argomento e mi metto a cercare in un sito, poi in una banca dati, poi su un giornale, poi in TV, poi su un altro sito e magari nell’archivio di un azienda, l’80% delle informazioni che sarebbero comunque interessanti per la mia ricerca non emergono ma restano sommerse nel mare magnum dei risultati.
Se non altro per la mole impressionante di contenuti che ormai sono presenti su tutti i media.
Non solo, una ricerca per parole chiave si limita appunto alle sole parole che ho digitato ma in realtà le correlazioni possono avvenire anche su altri piani.
Magari cerco qualcosa sullo spezzatino ed un risultato interessante potrebbe essere relativo ad un vino o ad un generico salone del gusto.
Cerco una notizia sull’inquinamento e potrebbe essere carino sapere che contestualmente ci sono aziende che si occupano di vivere naturale.
E così via, estendendo enormemente le sole corrispondenze strette che si troverebbero per parole chiave.

Ecco dunque che il concetto di ricerca e di correlazione si delineano per quello che sono ed acquistano ognuno un valore differente.
- Da un lato una ricerca puntuale di poche parole chiave su una base dati (eccetto Google che lo fa su scala planetaria);
- Dall’altro la ricerca di informazioni che siano concettualmente correlate ai miei interessi (e non a poche parole chiave) e che risiedono su archivi differenti.

Queste tecnologie sono state sviluppate inizialmente, come spesso accade, dalle forze militari che le utilizzano per analizzare e cercare corrispondenze e correlazioni in maniera automatica tra le decine di migliaia di intercettazioni che quotidianamente vengono fatte.
Se qualcuno a Roma parla di un pacchetto all’ambasciata, da un’altra parte del mondo si parla di Pinco che farà un regalino a Roma e da un’altra parte ancora che ci sarà un regalo esplosivo, magari in 3 lingue differenti, un sistema di gestione della conoscenza può mettere in relazione le tre cose.

Il 2008 è l’anno in cui la gestione della conoscenza è diventata necessaria.
Speriamo che non sia per le bombe ma per lo spezzatino!

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