Evoluzione del linguaggio
Posted on | November 18, 2008 | No Comments
Ke fai? ci si + tardi xchè ora std. ap.
Ovvero: “Cosa stai facendo? Ci vediamo più tardi perchè adesso devo studiare? A presto”.
Sapete dove sta la differenza?
Nel primo caso è il tipico testo di un sms inviato da un cellulare.
Nel secondo caso invece la frase è quella che si potrebbe dire al telefono, parlando faccia a faccia, o al limite in una email.
Ma la differenza non è tanto sullo scritto o sul parlato. La grande differenza è invece che un sms contiene al massimo 160 caratteri. E’ questo il vero vincolo che ci costringe ad esprimerci come trogloditi.
E se invece scrivessi:
che fai. ci si vede dopo.
ora studio
vieni
Questa è una email, la morte di qualsiasi forma di punteggiatura e regola sintattica. Della maiuscole e delle minuscole.
Ci si esprime per parole , si utilizzano gli “a capo” per interrompere la frase (al posto della punteggiatura) e gli emoticon “:-)” per trasmettere stato d’animo:
- il sorriso ![]()
- dispiacere ![]()
-
) gioia
-
(xxx-censura)
Avete poi mai notato come ci si esprime in chat ?
Un mix delle 2: parole contratte, sostituzione di sillabe, di parti o di intere parole (“ke”, “+”, “-”, “ap” al posto di “a presto”, “c6″ al posto di “ci sei”, “b8″ invece di “botto”, “dx” e “sx” sono “destra e sinistra”…).
E poi “a capo”, ripetuti “a capo” per prendere tempo al posto della punteggiatura e soprattutto una conversazione “asincrona”; un dialogo frammentato ed interrotto dalle altre attività che si stanno facendo.
Scrivo l’inizio di un messaggio, poi completo una email.
Riprendo il discorso con il mio amico e lo lascio a metà per rispondere al telefono.
Altre 10 parole in chat e magari vado a parlare con un collega.
Ma la stessa cosa vale per chi non lavora, in un vorticoso scrivo-telefono-scrivo-playstation-leggo-TV-scrivo-musica. O peggio ancora per chi chatta con più persone contemporaneamente.
Nell’era del digitale e del “real time” una delle forme di comunicazione più frequentemente utilizzate (la chat) ci riporta invece ai tempi del piccione viaggiatore: scrivo-aspetto-scrivo-leggo-aspetto-scrivo-aspetto-leggo.
Sull’argomento se ne è detto e scritto tanto.
Io credo semplicemente che queste, che sono a tutti gli effetti nuove forme di comunicazione, non solo hanno un senso, ma rappresentano una modalità di comunicare spontanea e naturale e che come tale ha senso di esistere in determinati contesti ed a prescindere da qualsivoglia regola o forma preesistente.
E’ il linguaggio che si evolve.
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