Musica, memoria e ricordi che non ci saranno più
Posted on | May 24, 2011 |
Ore 15: sono in macchina che guido verso casa e dalla radio arriva “Chiedi chi erano i Beatles” -pezzo dei primi anni 90 degli Stadio-.
Insieme alle note appaiono i ricordi delle estati nelle quali, insieme ad un gruppo di baldi giovani, insegnavo tennis nei centri turistici.
I ricordi prenodono forma: gli altri maestri, i volti delle centinaia e centinaia di ragazzi conosciuti ai corsi e poi ancora la fatica a stare sul campo da tennis la mattina dopo una nottata di baldorie, le baldorie notturne, la moto che avevo, gli scherzi, i tornei, i brindisi…
Quante cose! Una buona mezz’ora di ricordi che mi fanno compagnia mentro guido e che a loro volta ne richiamano altri, alcuni confusi, alcuni molto nitidi ma comunque tutti “miei”. Storie che fanno parte della mia vita e che da qualche parte vivono nella mia mente in attesa di essere rievocati. Un piccolo scrigno che si è aperto con una chiave musicale e dal quale solo io posso attingere. Penso: “Guarda te come qualche nota ho messo in moto il mio cervello”; ho rielaborato informazioni ed emozioni, ho ripensato alle persone,
da un pensiero sono passato all’altro. Memoria, fantasia, pensieri, emozioni, ricordi e cervello; dicono che sia una buona cosa averli, tenerli accesi e farli funzionare.
Se queste stesse esperienze le vivessi oggi nel 2011, chissà come le ricorderei nel 2030, tra 20 anni: avrei probabilmente centinaia di foto sul mio PC di questo periodo e non dovrei sforzarmi per ricordare i volti delle persone; la storia della mia vita di oggi sarebbe certamente pubblicato su Facebook e Twitter (quello che ci sarà tra vent’anni).
Qualche cosa sul mio profilo, una quantità impressionante di informazioni sulle pagine di tutte le centinaia di ragazzi che incontrerei mese dopo mese:
la foto col maestro, il maestro che spiega, Federico che gioca; per qualcuno sarei quello bravo, per qualcuno quello cattivo. In ogni caso sarei qualcosa o qualcuno per centinaia e centinaia di ragazzi che lo condividerebbero in rete in maniera globale.
E a questo punto perchè sforzarsi di ricordare qualcosa?
Avrei tutto servito su un piatto d’argento, pronto, catalogato, classificato, immortalato ma soprattutto scodellato, senza nessuno sforzo di ricordare, senza nessuna fatica se non quella di rileggere passivamente la mia vita su un qualche aggregatore di contenuti che me la proporrebbe addirittura dai molteplici punti di vista di tutti coloro che avrebbero contribuito a creare il mio io digitale.
Fine di un sogno, fine dell’immaginazione, fine di tutto quello che qualche nota oggi è riuscita a far scattare.
Comments
Leave a Reply