Category Archives: Riflessioni e Filosofia

Andar per musei

Sto preparando in questi giorni la mia parte di programma per un nuovo corso relativo alla comunicazione museale e visto che negli ultimi 2 mesi mi è capitato di visitare una decina di musei tra Londra e Italia non ho potuto fare a meno di provare a leggere con occhio critico l’approccio alla componente partecipativa che io dovrò discutere a lezione con gli studenti.

Da noi niente foto, cartelli di divieto troneggiano ovunque, mentre alla National Gallery omnipresente regna la scritta “Click and Share” accompagnata dai loghi di Faceboow, Twitter e YouTube.
Stessa cosa per l’esperienza sensoriale, credo lo stimolo più grande per bambini e adulti. Da noi è è”Vietato toccare” qualunque cosa mentre allo Science Museum vige il “Please, touch here and enjoy”.
E poi ancora il nostro “Vietato consumare cibi e bevande all’interno delle sale” a fronte di un… di un bel niente. Il tema non merita nemmeno di essere richiamato. E’ ovvio che può essere un piacere bere, in silenzio ed educatamente, un buon te caldo mentre si passeggia tra dinosauri e uomini preistorici al Natural History Museum.

Mi rendo quindi conto che il cuore della questione non sono tanto i social, il marketing e la comunicazione, per tornare alle lezioni che sto preparando, quanto forse un approccio che deve essere rivisto in modo più profondo.

E qui alzo le mani e passo la palla agli altri colleghi che dovranno parlare appunto di museografia.

 

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Quando si dice che gli ingegneri sono effettivamente troppi

Generalmente quando lavoro sulle DEM per la parte di indirizzario (orribile termine che però rende molto bene il concetto), utilizzo liste fornite direttamente dai clienti che le hanno popolate nel tempo e con l’autorizzazione degli utenti oppure, molto più raramente, con liste di utenti “profilati” acquistate da agenzie di marketing.

Capita adesso che un cliente ci chiede di fare un mailing verso un target molto particolare: gli ingegneri civili di Berlino e, non avendo a disposizione internamente tali indirizzi contatto un paio di agenzie specializzate e ricevo le loro proposte. Tra queste ne spicca una che mi dice avere in indirizzario su Berlino (e sottolinea nella sola area di Berlino) 120.000 architetti e 210.000 ingegneri civili.

In un primo momento mi riengo fortunato, così tanti utenti in target, ma poi appena trovo 2 minuti per metterci la testa inizio a fare 2 conti.
Su Wikipedia mi dicono che gli abitanti di Berlino sono 3 milioni, li paragono ai 330.000 che mi hanno dato e ricordo di aver letto da qualche parte che gli ingegneri in Italia sono 110.000.

Possibile che più del 10% degli abitanti di Berlino sia un architetto o un ingegnere? O che nella sola Berlino gli ingegneri civili siano il triplo di tutti gli ingegneri (di tutte le specializzazioni) d’Italia?

Contatto la nostra account manifestando un poco di perplessità e nell’ordine mi risponde che:

1. non possono mica controllare la veridicità di tutte le email

2. che ha letto da qualche parte che il numero di ingegneri in Germania negli ultimi anni è cresciuto a dismisura (questa è una grande risposta)

3. che comunque, viste le mie perplessità, avrebbe provato a fare un controllo sui risultati

E in attesa di avere un aggiornamento, sarei a questo punto curioso di sapere se magari sommando architetti e ingegneri con medici, veterinari e matematici scoprissi che a Berlino ci sono più laureati che abitanti.

Al confronto chi moltiplicava pani e pesci era un dilettante!

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I nuovi insight di Facebook

Mi arriva il messaggino: hai vinto in esclusiva il trial dei nuovi insight di Facebook.
Bene, visto che proprio oggi dovevo preparare una serie di report per me e per alcuni clienti accetto subito il trial e inizio a lavorare. Oddio in realtà il primo pensiero, detto alla toscana, è stato: “Boia dè che culo, proprio oggi che c’ho da fà un ballino di report mi cambiano il sistema”, ma sorvoliamo e andiamo avanti :-)

Intanto le nuove statistiche si aprono con una bella panoramica, più chiara di quella presente nella versione precedente, con un focus su “Mi piace”, “Portata” e “Coinvolgimento” seguita dalla lista degli ultimi post per ognuno dei quali vengono indicate una serie di informazioni rilevanti (tipo di post, destinatari, portata e coinvolgimento).

Per adesso i dati sono tutti riferiti all’ultima settimana ma se andiamo nell’area dedicata all’approfondimento della pagina dove è possibile trovare informazioni sui “Mi piace” (netti, provenienza, spontanei, device), la portata dei “Post” e le “Visite” quello che spicca è la scala temporale:
intanto è bloccata e selezionabile solo nel range del trimestre per la quale sono disponibili i dati (quindi mai più l’odioso messaggio “i dati relativi al periodo selezionato non sono disponibili”) ma soprattutto la gestione della finestra temporale avviene ora in forma grafica sia come intervallo di tempo che nello shift , molto più immediata e intuitiva che non i 2 calendarietti che avevmo prima (che comunque restano) e con i grafi che si aggiornano in tempo reale.
Questo effettivamente ci voleva.

 

Molto utili poi e soprattutto chiari anche i grafici relativi alle visite e al tipo di contenuto visualizzato.

In realtà tutte queste informazioni erano già disponibili ma la loro fruibilità era veramente minima e, a meno di non utilizzare qualche servizio di reporting online, FB ci obbligava a scaricare il file dei dati grezzi, importarlo in un excel e costruire a questo punto tutti i grafici. Chi lo ha fatto sa che sto parlando di un excel con decine di fogli interni ognuno dei quali sviluppato su decine di campi. Piuttosto noioso da trattare.

Bene, andiamo avanti: troviamo nella panoramica l’accesso all’area dedicata agli utenti con qualche informazione sui demografics e, anche qui molto utile, una serie di dati di confronto tra i fans, gli altri utenti (non fans) che hanno visitato la nostra pagine e gli utenti FB in generale.
Interessante e immediata infine la statistica sulle tipologie di contenuto più viste (post, foto e link).

Dunque promosso FB a pieni voti per aver reso più agevole la consultazione degli insight che ci permetterà di abbandonare presto i “tabelloni” di excel o i servizi di reporting a pagamento.

E se poi avessero dato una sistematina anche ai dati che ci sono dietro (e tra picchi, buchi e incongruenze chi ogni mese li legge ed analizza come me sa di cosa parlo) avremmo fatto bingo!

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Google Fiber: 1.000.000.000 di bit ogni secondo.

Come ogni tanto faccio, mi sono messo in questi giorni a confrontare i servizi di connessione che i grandi operatori di telecomunicazioni internazionali offrono nei vari paesi.
Entrando nel mercato americano ho notato per la prima volta Google Fiber, progetto di Big G che ha lo scopo di cablare in fibra una serie di città.
Troppe e troppo caotiche per essere qui raccontate le riflessioni che rimbalzano nella mia mente dopo aver letto la loro offerta.

Lascio quindi a ognuno di voi la propria riflessione e vi rimando alla pagina ufficiale del progetto ricordando solamente che una connessione a banda larga “all’italiana” (larga ma lenta, tra i 7 e i 20Mb) da noi costa tra i 40 e i 100 euro al mese, con Google Fiber lo stesso servizio è gratuito e per la stessa italiana cifra (70/mese) viene invece fornita una velocità di connessione a 1Gb (1.000Mb).

Beneficenza?
Certo che no. Solo business: la rete “a gratisse” (come diciamo in Toscana) e i servizi a pagamento.

https://fiber.google.com

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Online Reputation: vediamo come si calcola

Reputation, reputation, che ossessione.
Ricordo che quando ormai 4 o 5 anni fa vidi il primo tool per la misurazione della reputazione rimasi senza parole.
Un tool americano che, lavorando su un progetto di promozione turistica della Regione Toscana, ci permise di recuperare e analizzare qualcosa come mezzo milione di mentions (frasi) in un periodo di 2 anni.

Hop! Saltino in avanti e arriviamo al 2012 (quasi 2013 ricordando “Non ci resta che piangere”), durante i quali in Italia e nel mondo sono stati sviluppati alcuni sistemi per il monitoraggio e l’analisi del sentiment e della reputation.
Negli ultimi mesi, cogliendo l’occasione di una serie di progetti per alcune importanti aziende con un forte orientamento all’internazionalizzazione, e quindi non bastandomi più una analisi nelle sole lingue italiane ed inglese ho nuovamente approfondito il tema arrivando a fare un benchmark su oltre 40 applicazioni per la rilevazione della online reputation.

Stillare una classifica sarebbe molto antipatico, anche perchè la mia azienda sviluppa al suo interno un proprio sistema, e quindi mi limito solo a qualche considerazione di carattere generale.
Il panorama italiano è presidiato; pochi tool ma che funzionano tutti più o meno mediamente bene e sicuramente sulla lingua italiana meglio di qualunque altro sistema “straniero”.
I sistemi sviluppati negli States o in Nord Europa ci surclassano invece sulla numerosità delle lingue ulteriori all’inglese e sulla capacità di recuperare informazioni (ho provato un sistema che, su brand molto famoso, in una notte di lavoro ha recuperato +40 Milioni di mentions in 15 lingue).

Gli aspetti che sono andato a valutare sono sostanzialmente 3.

Il primo aspetto è legato alla capacità di recuperare informazioni (numero di siti, lingue, tempo di acquisizione, keyword, frequenza di indicizzazione).
Alcuni tools hanno un set finito di siti sui quali fanno analisi, altri permettono di inserirne a piacimento, altri ancora si appoggiano a Google o Bing per avere un set potenzialmente infinito di siti da indicizzare. Alcuni indicizzano e generano risultati di ottima qualità ma sul lungo periodo, altri sono invece in grado di recuperare, prova fatta da me, oltre 1 Milione di mention in 1 ora di lavoro. E infine le keyword: in qualche caso si cerca una Keyword o la keyword e i suoi sinonimi, in altri la keyword e la sua vicinanza semantica, in altri casi i contratti prevedono una assoluta libertà di cercare cosa si vuole, quando si vuole.

Dobbiamo poi valutare in secondo luogo la tecnologia con la quale si individuano le mentions e il modo in cui queste si analizzano.
Le modalità sono sostanzialmente 4: a keyword, semantiche, di interpolazione e infine miste che utilizzano in pesi differenti le prime 3. Non me ne vogliano gli altri ma qui, chi ha alla base tecnologie semantiche, meglio se adattive e ad apprendimento, stacca i competitors. Anche se in verità, alcuni tools che lavorano su 5, 10 o più lingue, riescono ad avere buoni risultati in tecnica mista, risparmiando gli onerosi investimenti del mondo semantico.

Ultimo aspetto che ho infine considerato la reportistica sulla quale si apre un mondo: report fissi, report dinamici, ad uso del cliente finale, ad uso della media agency, on demand, periodici… Infinite opzioni.

Bene, detto tutto ciò quale è il sistema migliore?
Impossibile dirlo in assoluto; ogni progetto è storia a se e quindi caso per caso è necessaria una valutazione anche in termini di costi/benefici su quale sia la miglior soluzione da adottare.

Infine una curiosità.
Il benchmark che ho effettuato non si è basato sulle schede dei prodotti, peraltro quasi sempre introvabili o gelosamente custodite dai vendors, quanto sul fatto che ho avuto a disposizione per un paio di mesi gli account dei vari tools. Ho quindi potuto fare numerosi test su nostri clienti, su brand famosi e, in maniera incrociata, ho a sua volta analizzato la reputation di tutti questi tool.
Bene, la reputation di un “Reputometro” (termine coniato e registrato durante una delle nostre riunioni interne che mi ricorda molto Alberto Sordi e il Prof. Guido Tersilli) calcolata con i vari tool è sempre stata molto simile. Ovvero i vari sistemi generano valutazioni mediamente coerenti.
E questo vuol dire che, detto alla toscana, o ci “pigliano tutti” oppure, in egual misura, ci “pigliano tutti per i fondelli”.

 

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