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Fuorilegge per un libro. Anzi, per un “e-libro”

Continua la mia avventura con gli eBook, i libri digitali.
Superato lo scoglio fisico ed acquistato il lettore di eBook a Miami tramite un amico perchè non volevo accontentarmi delle solite obsolescenze tecnologiche che ci “rivogano” in Italia, mi sono buttato sui libri.

Naviga, clicca e cerca trovo finalmente un quotidiano in italiano: La Stampa. Non ci penso due volte e, visto che è l’unico disponibile, faccio l’abbonamento. Come per magia ogni mattina alle 7 il giornale arriva sul mio eBook (qua sotto la foto).

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Ma, aperta una porta, è mia abitudine entrare a gamba tesa e così non accontentandomi di un quotidiano proseguo cercando libri digitali di ogni tema: storia, cucina, magazine, classici.
Veramente triste ad oggi il panorama italiano; poco o niente. Qualche classico, qualche manuale e niente di più.
Ma io non demordo ed allora chissenefrega della lingua italiana, passiamo all’inglese.

E qui si apre non una porta ma un mondo: romanzi, quotidiani americani ed inglesi, saggi, magazine, riviste di ogni genere e tipo.
Da Amazon a Barnes&Noble le possibilità iniziano ad essere interessanti con centiaia di titoli a disposizione tra cui scegliere.

Mi armo di carta di credito ed inizio lo shopping di libri digitali (in lingua inglese) felice come un ragazzino in un negozio di caramelle.
Ma insieme alle caramelle arriva il mal di pancia: nonstante tutto il digitale ed il globale che sta intorno a noi (come recita un famoso spot), non posso acquistare niente perchè, cito letteralmente,  “i servizi sono riservati esclusivamente a cittadini americani e canadesi”.

Provo a bleffare inserendo nome finto, ZIP code (sarebbe il CAP) di qualche stato americano, cerco nomi di vie e paesi americani, mi invento una identità americana che non ho, ma ogni volta il responso è sempre lo stesso: il controllo incrociato tra i dati inseriti e quelli presenti sulla mia carta di credito mi smascherano.

Non mi resto che una sola cosa da fare: cercare in rete qualcuno che mi venda una carta di credito americana clonata.
Ho varcato il limite… per amor di lettura!!!

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Quella volta che ho acquistato un pezzettino di Luna

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La Rete aiuta la libera iniziativa e premia sempre la creatività .
Ce lo insegnano Google, Youtube e pure l’Ambasciata Lunare.

Correva l’anno 1996 quando lessi su un giornale che in America, un allegro signore si era presentato all’ufficio del registro federale dei territori, citando una vecchia legge risalente ai tempi del far west e mai abrogata.
La legge diceva più o meno così:
“Un Americano che, avvistato un territorio non abitato, si rechi all’ufficio federale del registro rivendicandone la proprietà , ne diviene seduta stante proprietario”.
Mr Dennis Hope nel 1980 presentà la sua richiesta di registrazione per un territorio avvistato, mai registrato e non abitato: la luna.

Visto poi che negli anni ’80 la comunicazione globale era ancora appannaggio dei “soliti e pochi noti”, questa notizia rimase confinata nel giornale di paese.
Ma negli anni ’90, grazie alla diffusione di internet ed alla democrazia che è tipica della Rete, la notizia fece il giro del mondo e migliaia di curiosi iniziarono a scrivere a Mr Hope che nel 1996 intraprese la più grande e folle opera immobiliare della storia: parcellizzare e vendere “pezzetti” di luna.
Lo fece appunto sulla Rete creando un minuscolo sito web nel quale presentava la “Lunar Embassy”, l’ambiasciata lunare, e sul quale per 25$ si potevano acquistare 40 ettari di suolo lunare.
Con tanto di “Certificato di proprietà “, di “Lunar Map” con l’indicazione della proprietà e di “Lunar Constitution Bill of Rights“.

Scrupoloso, andai a chiedere informazioni in banca per sapere se fosse sicuro utilizzare la mia Visa online.
E ricordo che alla domanda:
“Posso utilizzare la Visa per comprare una cosa su internet”, la cassiera rispose:
“Se in questo Internet hanno la macchinetta per le carte di credito (quella con la carta carbone, per intenderci) non c’è nessun problema”.
Sorvolai su cosa fosse Internet e tralasciai pure che volevo acquistare un pezzo di luna.

Una follia? Bho!
Sta di fatto che da allora 3 milioni di persone in tutto il mondo hanno acquistato ettari di luna, che il mio atto di proprietà (uno dei primi 100) oggi vale qualche migliaio di dollari (grande investimento!) e che quando qualche amico viene a trovarmi ho una storiella divertente da raccontare.
Ma soprattutto è un’ulteriore piccola conferma che la Rete aiuta e supporta la libera informazione, le idee e la creatività .

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Oggi diamo i numeri

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Milioni di Terabyte (ovvero miliardi di Gigabyte) la dimensione dei Database di Google

40 miliardi di euro il giro di affari legato ai siti porno

30 miliardi di euro il volume di eCommerce (porno escluso :-)

1 miliardo e 300 mila gli utenti internet in tutti il mondo.
Circa 500 milioni in Asia, 350 milioni in Europa, 250 milioni in Nord America. Il resto Africa, America latina, Oceania e Australia.

600 milioni i siti attivi nel mondo

40 milioni gli utenti internet italiani

8 milioni gli italiani che utilizzano sistemi di ecommerce

1 milione e mezzo i domini italiani registrati

Mezzo milione è il numero di server sparsi nel mondo che fanno funzionare Google

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Scusa, posso svuotarti il conto corrente?

Qualche giorno fa, ho letto su un quotidiano un articolo in cui si parlava di frodi online. L’articolo era molto preciso ma travisava totalmente quelli che sono i concetti di “hacker”, di pirata informatico, di esperto telematico;
o meglio, classificava come opera di abile hacker alcuni imbrogli da furfanti di bassa lega.

Caliamoci nella parte e supponiamo che io voglia scoprire i dati di accesso (username e password) del conto di uno di voi.
Quale è la cosa più semplice che io possa fare?
Credo che sia chiederveli!
Quindi preparo una bella email da un Servizio Clienti in cui, a causa di errori, problemi o verifiche, chiedo alla mia vittima di inviarmi i propri dati.
Del tipo:

Oggetto: verifica dati di accesso di posta elettronica

Gentile utente,
a seguito di un problema sui nostri sistemi i suoi dati di accesso al servizio di posta possono essere stati cancellati.
Per evitare la disattivazione della sua casella di posta la preghiamo di rispondere a questa email indicando la login e la password che sta attualmente utilizzando per accedere alla sua casella di posta elettronica.
Sarà nostra cura ripristinare quanto prima il servizio.

Scusandoci per il disturbo le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Antonio De Lombri
Responsabile Servizio Clienti

A questo punto resta solo da inviare l’email a qualche migliaio di indirizzi (le liste di email si comprano, si vendono e si scambiano; addirittura ci sono siti in cui fornendone 10, se ne ricevono 1000) ed attendere che qualche poveraccio abbocchi all’amo e mi invii i sui dati di accesso.
E se invece dei dati per accedere ad una casella di posta elettronica avessi chiesto i dati per accedere ad un conto corrente avrei fatto la mia giornata.

Sembra impossibile ma negli ultimi anni si stimano circa 150 milioni di tentativi di truffa in tutto il mondo con circa 2-3 milioni di colpi messi a segno per un totale di quasi 3,5 miliardi di dollari sottratti ai navigatori.

Con il tempo anche i furfanti hanno affinato le tecniche ed ecco che invece di una semplice email viene proposta una pagina web che è in tutto e per tutto simile, per non dire uguale, al sito web di una banca e nella quale pagina si chiede appunto di inserire e confermare i propri dati di accesso.
Questa tecnica è stata denominata Phishing, in inglese Pescare.

Voglio favi vedere una di queste pagine, ma prima alcune indicazioni su come riconoscere il vero dal falso:

1) innanzitutto nessuna banca si sognerebbe mai di chiedervi dati di accesso per email o sul web a meno che non siate voi ad andare direttamente all’indirizzo del sito della banca che vi hanno comunicato per l’appunto in banca

2) guardate l’indirizzo della pagina:
nei casi si frode non ha niente a che vedere con i siti delle banche che sono invece sempre mnemonici (es: www.bipop.it o www.carifirenze.it ).
Nell’esempio che segue (freccia in rosso) è un sito posizionato in Corea

3) verificate la sicurezza:
prima dell’indirizzo di un sito è sempre presente un prefisso HTTP (freccia in verde) e senza scendere nel dettaglio tecnico, esiste il suo gemello HTTPS con la S finale che significa Secure.
La pagina di un sito che richieda e trasmetta informazioni o dati sensibili senza questa S puzza di imbroglio. Sicuramente non è un sito che fa capo ad una banca o ad un istituto di credito.

Cliccate qui per vedere una pagina, resa inoffensiva :-) che invitava gli utenti a fornire i dati di accesso al proprio BancoPosta.

Quindi occhio o il pesce la prossima volta sarete voi!

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