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Andar per musei

Sto preparando in questi giorni la mia parte di programma per un nuovo corso relativo alla comunicazione museale e visto che negli ultimi 2 mesi mi è capitato di visitare una decina di musei tra Londra e Italia non ho potuto fare a meno di provare a leggere con occhio critico l’approccio alla componente partecipativa che io dovrò discutere a lezione con gli studenti.

Da noi niente foto, cartelli di divieto troneggiano ovunque, mentre alla National Gallery omnipresente regna la scritta “Click and Share” accompagnata dai loghi di Faceboow, Twitter e YouTube.
Stessa cosa per l’esperienza sensoriale, credo lo stimolo più grande per bambini e adulti. Da noi è è”Vietato toccare” qualunque cosa mentre allo Science Museum vige il “Please, touch here and enjoy”.
E poi ancora il nostro “Vietato consumare cibi e bevande all’interno delle sale” a fronte di un… di un bel niente. Il tema non merita nemmeno di essere richiamato. E’ ovvio che può essere un piacere bere, in silenzio ed educatamente, un buon te caldo mentre si passeggia tra dinosauri e uomini preistorici al Natural History Museum.

Mi rendo quindi conto che il cuore della questione non sono tanto i social, il marketing e la comunicazione, per tornare alle lezioni che sto preparando, quanto forse un approccio che deve essere rivisto in modo più profondo.

E qui alzo le mani e passo la palla agli altri colleghi che dovranno parlare appunto di museografia.

 

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I nuovi insight di Facebook

Mi arriva il messaggino: hai vinto in esclusiva il trial dei nuovi insight di Facebook.
Bene, visto che proprio oggi dovevo preparare una serie di report per me e per alcuni clienti accetto subito il trial e inizio a lavorare. Oddio in realtà il primo pensiero, detto alla toscana, è stato: “Boia dè che culo, proprio oggi che c’ho da fà un ballino di report mi cambiano il sistema”, ma sorvoliamo e andiamo avanti :-)

Intanto le nuove statistiche si aprono con una bella panoramica, più chiara di quella presente nella versione precedente, con un focus su “Mi piace”, “Portata” e “Coinvolgimento” seguita dalla lista degli ultimi post per ognuno dei quali vengono indicate una serie di informazioni rilevanti (tipo di post, destinatari, portata e coinvolgimento).

Per adesso i dati sono tutti riferiti all’ultima settimana ma se andiamo nell’area dedicata all’approfondimento della pagina dove è possibile trovare informazioni sui “Mi piace” (netti, provenienza, spontanei, device), la portata dei “Post” e le “Visite” quello che spicca è la scala temporale:
intanto è bloccata e selezionabile solo nel range del trimestre per la quale sono disponibili i dati (quindi mai più l’odioso messaggio “i dati relativi al periodo selezionato non sono disponibili”) ma soprattutto la gestione della finestra temporale avviene ora in forma grafica sia come intervallo di tempo che nello shift , molto più immediata e intuitiva che non i 2 calendarietti che avevmo prima (che comunque restano) e con i grafi che si aggiornano in tempo reale.
Questo effettivamente ci voleva.

 

Molto utili poi e soprattutto chiari anche i grafici relativi alle visite e al tipo di contenuto visualizzato.

In realtà tutte queste informazioni erano già disponibili ma la loro fruibilità era veramente minima e, a meno di non utilizzare qualche servizio di reporting online, FB ci obbligava a scaricare il file dei dati grezzi, importarlo in un excel e costruire a questo punto tutti i grafici. Chi lo ha fatto sa che sto parlando di un excel con decine di fogli interni ognuno dei quali sviluppato su decine di campi. Piuttosto noioso da trattare.

Bene, andiamo avanti: troviamo nella panoramica l’accesso all’area dedicata agli utenti con qualche informazione sui demografics e, anche qui molto utile, una serie di dati di confronto tra i fans, gli altri utenti (non fans) che hanno visitato la nostra pagine e gli utenti FB in generale.
Interessante e immediata infine la statistica sulle tipologie di contenuto più viste (post, foto e link).

Dunque promosso FB a pieni voti per aver reso più agevole la consultazione degli insight che ci permetterà di abbandonare presto i “tabelloni” di excel o i servizi di reporting a pagamento.

E se poi avessero dato una sistematina anche ai dati che ci sono dietro (e tra picchi, buchi e incongruenze chi ogni mese li legge ed analizza come me sa di cosa parlo) avremmo fatto bingo!

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Facebook Social Graph Search Engine

In questi giorni una delle notizie maggiormente evidenti in rete è il nuovo motore di ricerca, ovviamente interno, che Facebook ha rilasciato.
Per il momento è solamente disponibile nella versione inglese e ho avuto modo di provarlo entrando su FB con il profilo di un amico che vive negli States.
Il motore si chiama FB Social Graph Search e prende il nome dal concetto di “Social Graph” che sta ad indicare una mappatura grafica delle relazioni che intercorrono tra soggetti o persone. Definizione matematica molto tecnica che esiste da ben prima che l’amico Zukky perfino nascesse.
Il nuovo motore quindi altro non è che uno strumento che permette di fare ricerche all’interno della nostra rete di relazioni (amici) indicando quando, dove e come i risultati devono essere individuati.
L’altra caratteristica che a molti è sfuggita è che invece di lavorare in modalità a “keyword” ossia a parole chiave, il FB Search ci permette di fare interrogazioni utilizzando frasi di senso compiuto che il sistema interpreta per fornirci poi i risultati. Quindi un’altro bel passo in avanti utilizzando tecnologie ormai molto note ma ancora poco utilizzate se non a livello sperimentale.
Vi lascio con un paio di video: quello di FB ufficiale di presentazione e un altro realizzato da Forbes.

 

Video ufficiale FB

 

Qualche valutazione su Forbes

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La nostra storia su Facebook

Come tutti possiamo ben immaginare FB archivia tutti i nostri dati per utilizzarli in svariati modi.
Ma se volessimo noi stessi fare il backup di tutta la nostra storia su FB? Cosa riusciremmo a recuperare?

FB permette dal pannello di gestione dell’account (link “Scarica una copia dei tuoi dati”) di fare il backup di tutti i dati del nostro account.
Ci sono 2 tipi di back up:

  1. “semplice” che comprende:- Le informazioni del profilo (informazioni di contatto, gli interessi e i gruppi)
    – I post sul diario e i contenuti pubblicati sul tuo profilo (diario) da te e i tuoi amici
    – Le foto e i video che hai caricato sul tuo account
    – La lista dei tuoi amici
    – Le note che hai creato
    – Gli eventi a cui hai risposto
    – I tuoi messaggi inviati e ricevuti
    – I commenti fatti da te e dai tuoi amici sui post in bacheca (diario), le foto e altri contenuti presenti nel tuo profilo (diario)
  2. “avanzato” che include:
    – Indirizzi IP: tutti gli indirizzi IP che FB ha registrato sia in ingresso che in uscita
    – Informazioni di accesso
    – Richieste di amicizia in sospeso: le richieste di amicizia che hai inviato e ricevuto e che non sono state accettate o sono state rifiutate
    – Le date in cui il tuo account è stato riattivato, disattivato, disabilitato o eliminato
    – Informazioni sugli eventi di altri che hai accettato, rifiutato e a cui hai risposto “Forse”
    – La tua città attuale e città di nascita,i nomi dei membri della tua famiglia che hai indicato nel tuo account e le informazioni sulle relazioni (nome e stato)
    – un elenco delle lingue che hai aggiunto al tuo profilo
    – la storia delle modifiche che hai apportato al nome sul tuo account

Direi quindi che c’è tutto.
Ma guarda quanto è “buono” Facebook che ci rende la nostra vita.

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Meno genitore, sicuramente più amico

Per un figlio uno degli aspetti che differenziano un padre da un amico è il modello di relazione che si instaura con i due.
Di un genitore conosciamo bene la quotidianità domestica, vagamente la vita professionale e quasi mai il passato se non per piccoli aneddoti o racconti che ogni tanto sentiamo raccontare.
Situazione che si riflette poi nel modo con il quale un figlio valuta ed elabora le informazioni che provengono da quello che dovrebbe essere per lui un modello di riferimento per la propria crescita.

Ma la Rete non guarda tanto per il sottile e quello che accadrà tra qualche anno è che ogni adolescente avrà libero accesso alla vita digitale dei propri genitori: il diario di FB, i Tweet, i video, le foto, siano essi postati volutamente che messi in rete da altri.
Tutto a disposizione dei ragazzi che si troveranno di fronte, in un attimo, alla storia dei propri genitori. Lavoro, amori, feste, vacanze, prese in giro, soprannomi: quello che, forse ancora per un briciolo di buon senso, viene raccontato ai propri figli con il tempo e con le dovute attenzioni.
In un solo attimo, in un appiattimento temporale che non considera la maturità, le situazioni e nemmeno l’opportunità di tralasciare qualcosina, la vita dei genitori sarà riversata di prepotenza dentro quella dei ragazzi.

Non credo che sarà la fine del mondo, ma sicuramente sarà la fine di un modello di paternità che da tempo
ci portiamo dietro e che da sempre ha contraddistinto un padre da un amico.

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