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E da oggi Facebook ci (ri)conosce

Da qualche settimana Facebook ha attivato un nuovo gadget, il “face recognition” ovvero il riconoscimento automatico dei volti. Tecnologia e poi a casacata servizio che, all’interno di una foto pubblicata da chiunque su FB, riconosce le facce delle persone inquadrate, ovviamente a patto che queste siano utenti registrati a Facebook (oggi 600 milioni nel mondo).
Ho letto in giro articoli che parlano di ulteriore violazione della privacy, di funzionalità che dovrebbero essere facoltative o in genere hotrovato crtitiche più o meno aperte.

Sinceramente non la penso così.
In primo luogo perchè per i nativi, i cresciuti ed i diventati digitali, il concetto negativo di “violazione della privacy” si trasforma spesso in quello positivo di “appartenenza ad una community” e poi perchè molto semplicemente non vedo una grossa differenza tra l’essere taggati su una fotografia da qualcuno che lo ha fatto a mano piuttosto che invece l’esserlo in automatico da un software che ci (ri)conosce.
Sempre taggati su una foto siamo! Punto e basta.

Una cosa ho però notato: che spesso chi si pone tutti questi dubbi e ne scrive in maniera perplessa o problematica, alla fine poi è sempre qualcuno che si è affacciato a questo mondo digitale solo quel tantino che gli è servito per scriverci sopra 2 righe.

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Facebook: non è il primo e tantomeno l’unico

Molti, anzi quasi tutti, ormai conoscono Facebook ma pochi sanno, o quantomeno si chiedono, se sia realmente il solo e l’unico social network del mondo.
Facebook conta oggi altre oltre 600 milioni di utenti e se fosse una nazione sarebbe la terza più popolosa del mondo dopo Cina e India ma prima ad esempio degli Stati Uniti o di tutta l’Unione Europea .
Esistono però altre realtà “sociali” che per storia, per lingua e per cultura hanno ben poco da invidiare al più famoso Facebook e che nei loro paesi mantengono indiscusse il primato in termini di utenti, notorietà ed utilizzo.

Vediamone alcuni:
– QZONE, www.qzone.qq.com: presente in Cina con oltre 160 milioni di utenti registrati
– VKONTAKTE, www.vk.com: prevalentemente in lingua russa con quasi 110 milioni di utenti
– ORKUT, www.orkut.com: di origine brasiliana, molto diffuso nei paesi a lingua portoghese con quasi 50 milioni di utilizzatori
– MIXI e ZING www.mixi.jp e www.zing.vn con quasi 15 milioni di utenti ciascuno in Giappone ed in Vietnam
– CLOOB e MAKTOB in Iran e Siria rispettivamente con 300 mila e 1 milione di utenti
– HYVES con quasi 5 milioni di utenti e presente nei paesi bassi da ben prima che FB facesse la sua apparizione

Andate a visitarli e cercate informazioni sulla loro nascita, la loro storia e la loro evoluzione;
ci troverete dentro uno spaccato del mondo visto da un’altra angolazione.

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Il mondo che mi circonda

Strano mondo quello che mi circonda;
un mondo in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra l’analogico ed il digitale, tra il locale ed il globale.
Viviamo in un’epoca in cui molti si riempiono la bocca di paroloni “duepuntozero”, un’era in cui tutti si gonfiano di termini ipertecnici salvo poi rimpicciolire miseramente sbavellando di fronte all’ennesima rassegna stampa: “questo ha scritto così e quello ha scritto cosà”.
E’ qui che casca l’asino: “Social network”, “duepuntozero”, “social media” sono tutti termini che poggiano su una unica e solida base che mette sempre le persone al centro.
Non la finanza, non i giornali, non la politica fini a se stessi ma, prima di tutto, le persone.
Persone intese come reti sociali, come insieme di culture, di competenze e di esperienze;
persone che vivono con la mente aperta senza preconcetti;
persone per le quali il mondo non è quello effimero dei titoli di apertura dei TG ma quello reale raccontato da chi la vita la vive e scelglie di condividerla con gli altri.
Persone per le quali la pubblicità è ormai solo un fastidio e la parola di un amico un consiglio prezioso.
Ecco la contraddizione di chi si gonfia a suon di “duepuntozero”: si evocano democrazia, partecipazione e grandi aperture mentre poi alla fine ci si inginocchia, miseri e piccoli, di fronte ad una rassegna stampa.
E questo in un’epoca in cui la Rete ormai la fa da padrona, le informazioni circolano liberamente ed in cui gli impostori sono destinati a soccombere. Un’epoca in cui chi non riesce ad adattarsi è destinato all’estinzione.
Strano che a questi “duepuntozeristi” sia sfuggito il mondo che li circonda.

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Ad ognuno il suo

Il cell mi squilla:
– Ciao Federico, allora è confermato alle 5. Ok?
– Ciao Rita; cosa è confermato? di cosa parli?
– Ci vediamo alle 5 da noi in sede. Ti homandato una email ieri, non l’hai letta?

That’s it! L’avermi mandato una email porta ormai a pensare in automatico che io l’abbia letta.
Spesso diciamo che siamo sommersi dalle informazioni, in realtà siamo anche sopraffatti dai mezzi di comunicazione:
email, skype, messanger, telefono che a sua volta è il fisso, il numero del centralino, il diretto, gli sms ed il cellulare; quando di cellulari non ne abbiamo addirittura 2.
E poi ancora Twitter o Facebook con al suo interno la lavagna, la chat, i messaggi privati e quelli pubblici.

Il fatto che i media, in questo caso intesi come strumenti di comunicazione tra le persone, stiano convergendo e si stiano evolvendo sempre di più, ci porta a dimenticare che in realtà proprio tutti uguali non sono e che quindi anche la loro utilità come strumento di relazione esiste se sono utilizzati in modo corretto.

La posta elettronica è per sua natura uno strumento di comunicazione asincrona ed il fatto che venga spesso abusata per chattare non implica che possa sostituire ad esempio il telefono nel caso di comunicazioni dell’ultimo minuto. Chi ci assicura che il nostro interlocutore viva “attaccato” all’email consultandola sempre, comunque ed ovunque.

Gli sms -Short Messages Service- sono per l’appunto “short”, 160 caratteri.
E’ odioso ed a volte inutile inviare sms a catena come se stessimo utilizzando una email, anche se il nostro telefono ce lo permette scomponendo ed inviando il messaggio in più sms. Non è detto che il destinatario abbia un telefono in grado di ricevere e ricomporre il testo.

Skype, grande strumento di comunicazione gratuita, permette di effettuare videoconferenze in modo veramente semplice.
Ottimo, ma non obblighiamo tutti a pensarla come noi, soprattutto perchè ad esempio un collega malato, in ferie o al mare per quanto gentile e disponibile sia, magari non ha nessuna voglia di farsi vedere con i bigodini in testa.

Per Facebook, Twitter ed i social media mi lancio infine con la fantasia ed un paragone:
potremmo vederli come un grande garage  -con al suo interno auto, moto, aerei, trattori, scooter, camion e biciclette- dal quale noi, ogni volta che vogliamo spostarci, possiamo scegliere un mezzo;
sarebbe poco intelligente fare una gita in trattore o trasportare i mobili di casa con uno scooter.
La stessa cosa dovrebbe valere per la comunicazione tra le persone: la prossima volta che dobbiamo comunicare con qualcuno pensiamoci un minuto e cerchiamo di scegliere il mezzo più adeguato alla nostra esigienza.

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Sindrome di estraneamento da connessione perenne: twitt, twitt, smsg, smsg!!!

La riunione sta per iniziare ed io preparo davanti a me gli appunti sui temi da trattare, le criticità e gli obiettivi. Ci scambiamo i saluti e le battutine di rito ed iniziamo; siamo io, il mio collega Gianni ed i nostri interlocutotri.
Si aprono i lavori e Gianni apre l’iPhone: “twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg, fbook, fbook”. E’ andato! Entrato nel suo mondo virtuale, completamente estraniato da noi poveri mortali in carne ed ossa che ancora oggi siamo costretti a subire incontri permeati di quella fisicità che ormai per lui non è più nemmeno reale. La sua è un’altra realtà.

Il gruppo lavora, la discussione si fa accesa, si toccano i temi cari a Gianni, per i quali l’opinione di Gianni è necessaria e… niente. Il suo mondo è un altro: “twitt, twitt, smsg, smsg…”.
Cazzarola Gianni ma cosa stanno dicendo? Sarai mica d’accordo con loro? Hai capito? O forse non hai nemmeno ascoltato!
Provo a coinvolgerlo inserendo il suo nome all’interno del discorso.

Per un attimo ripiomba nella realtà, ma ha gli occhi che lo tradiscono e che rivelano la sua estraneità a questo mondo terreno. Sgrolla la testa e cerca di recuperare il filo del discorso; come a me, quando al liceo, preso dal pisolo pomeridiano, crollava la testa sui libri e con uno strattone la ritiravo su.
Dice qualcosa insicuro… ripeto le ultime cose dette per ricalarlo nella realtà.

La riunione riprende. 30 secondi e Gianni è nuovamente immerso nel suo turbine di “twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg”.
Cazzarola di nuovo… abbiamo bisogno di te, delle tue valutazioni, delle tue opinioni… niente… “twitt, twtit, chat, chat, smsg, smsg”.
Si ripete la scena: dibattito, attesa, silenzio… “Gianni sveglia!!!!”, siamo qui! Cazzo, ma spengi quel coso! Che sei venuto a fare? Non hai idea di quanto sia snervante avere accanto un collega che invece di aiutare, supportare e condividere, si estranea da tutto lasciandoti solo.

Altra gomitata… Gianni ripiomba con noi per qualche minuto… Ridacchia soddisfatto: “cosa volete farci… è più forte di me… sono un always on…”. Anche gli altri ridacchiano, forse perchè sono nostri fornitori e l’accondiscendenza fa sempre bene.
Io non rido, non rido per niente. Sono stremato da una rianimazione durata una lunghissima ora. Non ce l’ho fatta: Gianni è definitivamente in un’altra dimensione.

Siamo in chiusura, si tirano le somme, si fanno i saluti di rito ed ormai (tra me e Gianni) la discussione di rito sulla sua (non) presenza. Chissà se mi ha ascoltato; chissà se ha capito.
Forse dovrei mandargli un messaggino… “Twitt, twitt, chat, chat, smsg, smsg”

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