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Google Fiber: 1.000.000.000 di bit ogni secondo.

Come ogni tanto faccio, mi sono messo in questi giorni a confrontare i servizi di connessione che i grandi operatori di telecomunicazioni internazionali offrono nei vari paesi.
Entrando nel mercato americano ho notato per la prima volta Google Fiber, progetto di Big G che ha lo scopo di cablare in fibra una serie di città.
Troppe e troppo caotiche per essere qui raccontate le riflessioni che rimbalzano nella mia mente dopo aver letto la loro offerta.

Lascio quindi a ognuno di voi la propria riflessione e vi rimando alla pagina ufficiale del progetto ricordando solamente che una connessione a banda larga “all’italiana” (larga ma lenta, tra i 7 e i 20Mb) da noi costa tra i 40 e i 100 euro al mese, con Google Fiber lo stesso servizio è gratuito e per la stessa italiana cifra (70/mese) viene invece fornita una velocità di connessione a 1Gb (1.000Mb).

Beneficenza?
Certo che no. Solo business: la rete “a gratisse” (come diciamo in Toscana) e i servizi a pagamento.

https://fiber.google.com

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La “Melevisione”

apple-tv

Fino a poco tempo fa la “Melevisione” era un programma per ragazzi; oggi non più.
L’amato ed odiato Steve Jobs lancia questo mese la Apple TV, più confidenzialmente Melevisione, uno scatolotto che si collega alla TV da un lato, ad internet dall’altro e che con l’ormai nota politica del pay per use, paga (poco) quelle che utilizzi, permette di noleggiare film che possono comodamente essere visti sulla TV di casa.
Titoli, oggi circa 500, che dopo 48 ore magicamente spariscono dallo scatolotto risparmiandoci pure il fastidio della riconsegna.
Nessuna novità sul piano del concept: tutti, da Google a Sony, da AOL alle nostre telecom italiane, da anni avevano individuato ed in qualche modo già tracciato la direzione riguardo all’evoluzione interconnessa tra la rete, la multimedialità ed l’entertainment.
Ecco quindi che appare chiaro come questo scatolotto sia l’ulteriore conferma di come la rete e la trasmissione dei dati stiano poco alla volta sostituendo i supporti fisici: cd e dvd prima di tutti.
Mi chiedo allora: ma se ormai la direzione è ben definita, perchè questo Natale saremo sommersi da imperdibili offerte di lettori Bluray?
Non è che come al solito a qualcuno fa comodo rivogarci “roba da rottamare”?

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L’eBook del Terzo Mondo (leggi: Italia)

Mesi or sono avevo deciso di acquistare il mio primo eBook reader, un lettore di libri elettronici che potesse tenermi compagnia durante il pendolariato quotidiano in treno.

Inizio ad informarmi: consulto i siti di Mediaworld, Feltrinelli, Mondadori e trovo le prime offerte, omogenee nel prezzo e nelle prestazioni. Una lettura veloce alle schede tecniche dei vari modelli di reader e mi faccio finalmente un’idea precisa di cosa vorrei:
un dispositivo che mi permetta di leggere tutti i tipi di file (PDF, Word, Testo, Html), che possa collegarsi ad internet (per acquistare e scaricare libri, riviste e quotidiani), con uno schermo che non stanchi la vista, che non debba essere riaricato ogni 4 ore e… e basta. Mica c’è bisogno di altro.

Ma c’è qualcosa che non mi torna; rileggo le schede tecniche, le confronto e finalmente metto a fuocoo:
– un modello legge solo PDF
– un altro legge tutti i tipi di file ma non ha il wi-fi
– un altro ha il wi-fi e la connessione telefonica ma leggo solo libri acquistati in una determinata catena di librerie
– un altro ha tutto, ma si scarica dopo 4 ore mentre gli altri durano 2 settimane
– un altro ancora è perfetto, ma ha uno schermo che sembra fatto apposta per bruciare gli occhi

Basta! Sconcertato decido di valicare il confine (virtualmente).
Invece che su google.it (versione italiana) cerco su google.com e google.co.uk (le versioni americane ed inglesi di Google) e mi si apre un mondo: il lettore dei miei sogni esiste! Anzi ne esistono a decine, di marca, modello, colore, dimensione, prestazioni  differenti.
E tutti fanno tutto; leggono tutti i tipi di file, si collegano ad internet. Alcuni hanno già incluso un abbonamento con la AT&T per scaricare libri ovunque ci si trovi nel mondo, altri hanno già dentro un accesso al NY Times, al Washington Post, a El Pais, uno ha la batteria che addirittura dura 3 settimane.
Hanno tutti solo un unico difetto: non sono in vendita in Italia e non possono essere spediti in Italia.

Ergo:
1) devo aspettare che un amico passi dagli States e me ne compri uno
2) così come era acaduto per le tecnologie ADSL e come sta accadendo adesso per il Digitale Terrestre qualcuno ha deciso che la nostra crescita digitale deve essere centellinata in modo da farci acquistare e riacquistare ogni 3 mesi tecnologie e gadget obsoleti, vecchi e superati che evidentemente quello stesso qualcuno acquista all’estero a pochi spiccioli e ci rivoga (termine toscano che rende molto l’idea) a caro prezzo.

E noi come pecore, passiamo le domeniche nei megastore ad acquistare e vantarci di vecchi gingilli che negli altri paesi servono ormai più solo ad essere regalati ai paesi del terzo mondo o ad essere venduti agli italiani.

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Cercando nel passato

Ottobre è tempo di castagne e così cosa di meglio che passare un fine settimana in Garfagnana a ritrovare genitori e amici sgranocchiando due mondine (castagne arrostite).
Era qualche mese che non passavo da casa dei miei e ne ho approfittato per sistemare alcune cose in soffitta riesumando per caso anche una scatola di vecchie riviste. Ne prendo una “Internet News” (Marzo 1996. Anno 2, numero 3. Lire 5.000) il cui titolo in copertina mi rievoca le prime nottate in rete “I più efficienti motori di ricerca”.

Sfoglio la rivista e, per nostalgia di chi c’è passato e per curiosità di chi nel 1996 al più navigava in mare, questa era la situazione ante-Google:

– Il motore di ricerca piu utilizzato era Lycos con  4 milioni di pagine indicizzate (oggi Google ne indicizza qualcosa come 100 miliardi) e che veniva utilizzato anche da Microsoft ben lontana dall’inventarsi il suo MSN.
– Il motore più vecchio era Galaxy, nato nel 1991
– L’emergente dell’anno era Yahoo! (con il punto esclamativo )  che lanciava il concetto di advertising sui motori di ricerca: pagando una fee mensile si poteva apparire in home page come “AD VIEW”.
– Ed infine Altavista (lanciato dalla Digital) che nel 1996 vantava una indicizzazione di ben 16 milioni di pagine.

Rimetto a posto la copia di Internet News,  sbuccio 2 castagne e lentamente, senza cercare niente, riemergono nella mia mente altri nomi oggi dimenticati: Infoseek, Yellow, Colorado, Veronica, Apollo, Directory.net, Savvy Search.

altavista19961

lycos19961

yahoo19961

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Anche noi viviamo nel “The Truman Show”

Siamo a 1 mese e gli amici mi chiedono la prima foto di Filippo che è nato a Agosto.
Con la macchina digitale fare un book fotografico è banale ed inviarlo a tutti per email o su facebook è un gioco da ragazzi.

Ci pensate… 1 mese è Filippo è già sul web;  impotente e soprattuto inconsapevole che da questo momento in poi la sua vita sul web sarà pubblica e che prenderà chissà quale cammino.

Magari il nonno inoltrerà la foto ad un’amica che nemmeno conosco; Google indicizzerà le sue immagini che saranno riutilizzate dall’altra parte del mondo per una pubblicità, per un lavoro o per chissà cos’altro.

Magari Barbara piena di entusiasmo commenterà aggiungendo la foto del bagnetto che io non avevo pubblicato ma che lei ha scattato come ricordo.

E tra 10, 20, 30 anni, tutta la vita di mio figlio sarà a disposizione di chiunque: fidanzate ed ex, amici e nemici, colleghi e capi, venditori e furbetti… Ma che culo Filippo!!!

La mia generazione ha vissuto il web gradualmente ma soprattutto ad una età in cui la ragione (presumibilmente) ci ha reso consapevoli di scegliere cosa fare o non fare, ma soprattutto ci ha permesso una riflessione sulle possibili conseguenze delle nostre e delle azioni altrui.

Ma i bambini che oggi, a meno di 10 anni, si ritrovano sul web per l’ingenuità dei loro genitori, niente possono se non aspettare il giorno in cui il bel sogno diventerà un incubo.

E quindi per mio figlio e per i miei “figliocci”, cari tutti, per il momento niente internet.

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