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Il mondo che mi circonda

Strano mondo quello che mi circonda;
un mondo in bilico tra il vecchio ed il nuovo, tra l’analogico ed il digitale, tra il locale ed il globale.
Viviamo in un’epoca in cui molti si riempiono la bocca di paroloni “duepuntozero”, un’era in cui tutti si gonfiano di termini ipertecnici salvo poi rimpicciolire miseramente sbavellando di fronte all’ennesima rassegna stampa: “questo ha scritto così e quello ha scritto cosà”.
E’ qui che casca l’asino: “Social network”, “duepuntozero”, “social media” sono tutti termini che poggiano su una unica e solida base che mette sempre le persone al centro.
Non la finanza, non i giornali, non la politica fini a se stessi ma, prima di tutto, le persone.
Persone intese come reti sociali, come insieme di culture, di competenze e di esperienze;
persone che vivono con la mente aperta senza preconcetti;
persone per le quali il mondo non è quello effimero dei titoli di apertura dei TG ma quello reale raccontato da chi la vita la vive e scelglie di condividerla con gli altri.
Persone per le quali la pubblicità è ormai solo un fastidio e la parola di un amico un consiglio prezioso.
Ecco la contraddizione di chi si gonfia a suon di “duepuntozero”: si evocano democrazia, partecipazione e grandi aperture mentre poi alla fine ci si inginocchia, miseri e piccoli, di fronte ad una rassegna stampa.
E questo in un’epoca in cui la Rete ormai la fa da padrona, le informazioni circolano liberamente ed in cui gli impostori sono destinati a soccombere. Un’epoca in cui chi non riesce ad adattarsi è destinato all’estinzione.
Strano che a questi “duepuntozeristi” sia sfuggito il mondo che li circonda.

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Una volta era il messaggio

Da tempo immemore e per molti secoli il contenuto ha dominato indiscusso la scena del mondo dell’informazione, sia che si parli di sacre scritture, di romanzi o di cronaca.
Il libro, il giornale, l’articolo, l’editoriale, si acquistavano e si leggevano per il loro valore intrinseco di contenuto. Per chi li scriveva e per ciò che vi si diceva.
Ma il mondo va avanti e così oltre alla carta prendono spazio nuovi media: prima la radio poi la tv, fino ai giorni nostri in cui sms, twit ed internet la fanno da padroni.
Nel 1964 Mc Luhan ci apre la mente: “The Medium is the Message” ovvero il contenuto non è più il primo attore. La nuova strada è segnata da una relazione simbiotica tra il contenuto ed i media che lo distribuiscono. Il media crea, modifica, influenza profondamente il contenuto, chi lo genera e chi lo fruisce. E’ una nuova strada.
Veniamo ad oggi ed ai cambiamenti che ogni giorno entrano nella nostra vita.
Questo è l’anno dell’ebook in Italia; su questo ho gia scritto, ma questa volta vorrei soffermarmi sulla relazione tra il contenuto ed il mezzo con cui questo viene fruito.
Io che ho scelto di utilizzare un ebook (è comodo da portare in giro, ci stanno una infinità di libri, non spreco carta, ci ricevo ogni mattina il giornale senza doverlo andare a comprare…)  ho ulteriormente spostato la mia attenzione sul mezzo (l’ebook) a “danno” del contenuto (i testi).
Il perchè è semplice e si capisce con pochi esempi:
– mi sono abbonato e leggo “La Stampa” perchè oggi è l’unico giornale che pubblica online la sua versione per ebook ed io lo scelgo per questo (non ho alternativa)
– rileggo i classici della letteratura italiana e quasi niente dei contemporanei perchè solo i classici si trovano facilmente nella versione “ebook”
– mi sto dedicando a manuali di hobby e ricettari perchè qualche appassionato li ha già tradotti in formato ebook

E quindi, io che mi sono ormai imbarcato in un mare che si chiama “il mondo di oggi”, molte volte scelgo cosa leggere più sulla base del mezzo di comunicazione (l’ebook) che non per il messaggio che questo distribuisce (la testata giornalistica).
Fino al giorno in cui tutto sarà “ebookizzato” e fino al giorno in cui l’ebook sarà anche lui superato da qualche altro nuovo media.

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Il PC e il frullatore

A settembre ho traslocato… e non mi sono ancora ripreso!
Ho lasciato Firenze, dove comunque torno tutte le mattine a lavorare, per un piccolo paesino di campagna perchè alla fine l’aria di paese, vivendo comunque la quotidianitò della città, mi piace.

Un paio di giorni con 2 amici ad inscatolare, un camion “pieno zipillo” e quando poi in casa nuova inizio a spacchettare arriva finalmente lo scatolone “elettrodomestici – cucina”.  Apro ed il primo che sbuca fuori è un notebook.

Curioso, ma nella fretta dell’impacchettamento, senza troppo riflettere ed inconsciamente, ho fatto la scelta giusta: il computer è ormai un elettrodomestico.
Lo tengo in cucina vicino alla TV, lo utilizzo per chiamare (e vedere) amici e parenti con Skype, per trovare una ricetta o un tempo di cottura all’ultimo minuto.
I programmi della TV alla fine, mica li leggo sul giornale che quasi mai acquisto, li cerco sui siti di Sky, Rai e Mediaset, come pure le recensioni dei film.
E cosa dire dell’estratto conto in banca: è online! come è online l’elenco telefonico e sono online le foto che scambio con mio fratello che abita a Londra.
Non ho più nemmeno lo stereo in tinello perchè con  iTunes e un bell’hard disk  ho tutta la musica che voglio; i miei mp3 e qualche centinaio di web radio di tutti i generi, da tutto il mondo. Bhe alla fine mica ho più nemmeno il lettore DVD, ho semplicemente collegato il PC alla televisione.
E niente più quadernoni per la contabilità familiare; si fa tutto con Excel.

E pensando ai figli degli amici che a 3 anni accendono la TV, a 5 telefonano e a 7 navigano su internet mi chiedo come mai a me è servito un trasloco per prendere coscienza che ormai un PC e un frullatore sono più o meno la stessa cosa.

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Io, vecchio e conservatore

Ho scritto qualche giorno fa di una litigata fatta con mio suocero che voleva mettere la foto di mio figlio Filippo su Facebook. Il dubbio che tutt’ora mi assilla è il seguente: “ma tra 30 anni Filippo sarà contento che su internet ci siano le sue foto di quando a 40 giorni faceva il bagnetto mezzo nudo?”
In realtà la riflessione è più profonda ed abbraccia un ragionamento valido per tutti i ragazzi ed  un periodo di tempo che durerà per i prossimi 20 anni; il bagnetto, l’asilo, la scuola, e poi l’università e il lavoro. E ancora le foto delle vacanze, delle fidanzate, delle cazzate fatte in comitiva e così via (qui il post sul tema), tutto sul web per arrivare a 30 anni con la vita trasmessa in mondovisione.

Bene, mi hanno detto che sono vecchio e conservatore… Io “vecchio e conservatore”!?!?
Ci ho riflettuto ed oggi convengo: sono vecchio e conservatore perché ho ragionato ed immaginato il futuro con la mentalità che ho oggi; con quella che tra 20 anni sarà solamente la testa di “un vecchio di 20 anni fa”.
Ed il motivo è semplice: nel 2020, tutti avranno le proprie foto sparse per la rete, tutti avranno “postato” le foto delle fidanzate e delle vacanze su Facebook. E quindi tra 20 anni questa sarà la normalità.

E con un esempio concreto, cosa dire dei colleghi che potranno avere informazioni sulla vita privata di chiunque…
Che probabilmente anche loro saranno sul web e che la percezione e l’opinione sulle persone seguirà parametri differenti da quelli che utilizziamo oggi.
Alla fine la valutazione di un collega non sarà più legata ad una sola e particolare competenza o caratteristica ma terrà conto della persona nel suo complesso e forse alla fine i “bravi e buoni” saranno premiati più di adesso perché poche cose potranno essere nascoste.

E’ vero, sono vecchio e conservatore! Credo però di salvarmi ugualmente perchè sono sempre pronto a rimettermi in gioco rivalutando nel breve le mie opinioni. E non perchè sono un superficiale, ma perchè quando si parla di rete anche pensieri, ragionamenti ed opinioni devono evolversi velocissimi in simbiosi con la rete.
Altrimenti si invecchia davvero!

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Jennifer Lopez e la sicurezza italiana

Grande prova e grande notorietà per un esperto di sicurezza informatica italiano che è stato convocato dalla buona Jennifer per assicurarle privacy e tranquillità relativamente alle informazioni contenute sui PC che risiedono nelle sue ville sparse per i quattro angoli del pianeta.

Eh sì, perchè quelle foto, email e documenti potrebbero fare la fortuna degli appassionati (e dei venditori) di gossip.

E così il”made in Italy”, dopo il fashion e la Toscana, fa breccia tra le star anche per le competenze tecnologiche.

Ma allora non siamo solo cipressi e pecorino! :-)

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