Tag Archives: memoria

Un nuovo modo di percepire il passato

Click!
Scatto una foto, guardo il display e scopro che negli ultimi 2 anni ho fatto circa 300 fotografie, un quarto delle quali a mio figlio che oggi ha 2 anni.
Impressionante se faccio un confronto con le mie: credo che nei primi 10 anni di vita mia abbiano fatto in tutto una quindicina di foto. Ed eccetto le rare volte che ho visto queste foto, non ho mai avuto altri grandi stimoli che mi abbiano portato a ricordare un passato così lontano.

Oggi le cose sono parecchio differenti: le nuove generazioni non solo sono immortalate in centinaia, migliaia di foto, ma hanno questo enorme archivio digitale sempre a loro disposizione. Il che significa crescere con uno stimolo a ricordare le esperienze passate che è continuo e molto più invasivo di quanto non lo sia stato per noi.
Oggi a 3 anni un bambino chiede di rivedersi in foto ogni qualvolta incrocia la macchina fotografica o il telefonino di mamma e la stessa cosa accade anche negli anni successivi. Quindi la sua percezione del presente è continuamente affiancata dai ricordi del passato in una sorta di sovrapposizione continua dei livelli temporali della sua vita.

Ora sinceramente non credo che la nostra memoria possa esaurirsi o impazzire per le troppe informazioni; quello che è certo è che se la nostra mente ha impiegato milioni di anni per evolversi distinguendo passato e presente, gestendo in una certa modalità la memoria, in un paio di anni noi gli abbiamo mischiato le carte.
Non ho idea di cosa questo possa significare: ne riparleremo tra una ventina d’anni osservando i bambini di oggi che nel frattempo avranno vissuto la loro vita costantemente in bilico tra presente e passato.

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Musica, memoria e ricordi che non ci saranno più

Ore 15: sono in macchina che guido verso casa e dalla radio arriva “Chiedi chi erano i Beatles” -pezzo dei primi anni 90 degli Stadio-.
Insieme alle note appaiono i ricordi delle estati nelle quali, insieme ad un gruppo di baldi giovani, insegnavo tennis nei centri turistici.
I ricordi prenodono forma: gli altri maestri, i volti delle centinaia e centinaia di ragazzi conosciuti ai corsi e poi ancora la fatica a stare sul campo da tennis la mattina dopo una nottata di baldorie, le baldorie notturne, la moto che avevo, gli scherzi, i tornei, i brindisi…
Quante cose! Una buona mezz’ora di ricordi che mi fanno compagnia mentro guido e che a loro volta ne richiamano altri, alcuni confusi, alcuni molto nitidi ma comunque tutti “miei”. Storie che fanno parte della mia vita e che da qualche parte vivono nella mia mente in attesa di essere rievocati. Un piccolo scrigno che si è aperto con una chiave musicale e dal quale solo io posso attingere. Penso: “Guarda te come qualche nota ho messo in moto il mio cervello”; ho rielaborato informazioni ed emozioni, ho ripensato alle persone,
da un pensiero sono passato all’altro. Memoria, fantasia, pensieri, emozioni, ricordi e cervello; dicono che sia una buona cosa averli, tenerli accesi e farli funzionare.

Se queste stesse esperienze le vivessi oggi nel 2011, chissà come le ricorderei nel 2030, tra 20 anni: avrei probabilmente centinaia di foto sul mio PC di questo periodo e non dovrei sforzarmi per ricordare i volti delle persone; la storia della mia vita di oggi sarebbe certamente pubblicato su Facebook e Twitter (quello che ci sarà tra vent’anni).
Qualche cosa sul mio profilo, una quantità impressionante di informazioni sulle pagine di tutte le centinaia di ragazzi che incontrerei mese dopo mese:
la foto col maestro, il maestro che spiega, Federico che gioca; per qualcuno sarei quello bravo, per qualcuno quello cattivo. In ogni caso sarei qualcosa o qualcuno per centinaia e centinaia di ragazzi che lo condividerebbero in rete in maniera globale.

E a questo punto perchè sforzarsi di ricordare qualcosa?
Avrei tutto servito su un piatto d’argento, pronto, catalogato, classificato, immortalato ma soprattutto scodellato, senza nessuno sforzo di ricordare, senza nessuna fatica se non quella di rileggere passivamente la mia vita su un qualche aggregatore di contenuti che me la proporrebbe addirittura dai molteplici punti di vista di tutti coloro che avrebbero contribuito a creare il mio io digitale.

Fine di un sogno, fine dell’immaginazione, fine di tutto quello che qualche nota oggi è riuscita a far scattare.

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L’altra vita

Tutti noi abbiamo una vita digitale; che ci piaccia oppure no una nostra foto fatta con gli amici durante una gita al mare esiste e chi l’ha fatta l’ha già sicuramente mandata per email a qualche altro suo conoscente.
Bene, questo “io digitale”, ha una sua vita, passa di mano in mano, finisce magari su facebook o su youtube per la gioia di tutti e questo accade indipendentemente da me e dal fatto che io sia d’accordo o meno.
Io sono a Firenze ed il mio alter ego digitale, la foto, magari viene vista da un australiano che semplicemente ha cercato su Google “amici al mare”.
E’ impossibile anche solo provare ad immaginare quanti nostri “alte ego” digitali abbiamo in questo momento in rete. Ogni singola traccia che abbiamo lasciato in rete o che qualcun’altro ha messo in rete per noi, vive di vita propria senza i limiti di spazio e di tempo che sono invece tipici della mondo reale.

Ho provato a pensare a ritroso sul “quando” tutto questo inizia.
Bhè, molto prima di quanto possiamo immaginare, quando ancora nemmeno stiamo a pensare alla rete, alle foto, agli amici. Forse quando ancora semplicemente nemmeno possiamo pensare.

Ci chiamano ancora “fagiolino”, misuriamo pochi centimetri, siamo nel grembo materno e dopo 2 mesi da quando è iniziata la vita, inizia la nostra vita digitale; il dottore clicca su un pulsante, consegna l’ecografia -la nostra prima foto- ed ecco che con grande entusiasmo i genitori condividono con i nonni e gli amici la nostra prima impronta digitale.
Da questo momento in poi io crescerò in un mondo fisico e la mia ecografia seguirà un percorso autonomo ed indipendente che la porterà chissà dove attraverso email, social network, pennine usb, browser, computer e telefonini.

E la stessa cosa accadrà il giorno della nascita: appena uscito dalla sala parto ecco lo scatto del nonno ed i click con il telefonino fatte dai cugini. Ad ogni “clic” fatto nella vita reale, corrisponde una vita digitale che nasce, viagga e cresce per arrivare chissà dove.

Mammi mia che fatica! E pensare che sono al mondo da appena 2 ore…

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Io, vecchio e conservatore

Ho scritto qualche giorno fa di una litigata fatta con mio suocero che voleva mettere la foto di mio figlio Filippo su Facebook. Il dubbio che tutt’ora mi assilla è il seguente: “ma tra 30 anni Filippo sarà contento che su internet ci siano le sue foto di quando a 40 giorni faceva il bagnetto mezzo nudo?”
In realtà la riflessione è più profonda ed abbraccia un ragionamento valido per tutti i ragazzi ed  un periodo di tempo che durerà per i prossimi 20 anni; il bagnetto, l’asilo, la scuola, e poi l’università e il lavoro. E ancora le foto delle vacanze, delle fidanzate, delle cazzate fatte in comitiva e così via (qui il post sul tema), tutto sul web per arrivare a 30 anni con la vita trasmessa in mondovisione.

Bene, mi hanno detto che sono vecchio e conservatore… Io “vecchio e conservatore”!?!?
Ci ho riflettuto ed oggi convengo: sono vecchio e conservatore perché ho ragionato ed immaginato il futuro con la mentalità che ho oggi; con quella che tra 20 anni sarà solamente la testa di “un vecchio di 20 anni fa”.
Ed il motivo è semplice: nel 2020, tutti avranno le proprie foto sparse per la rete, tutti avranno “postato” le foto delle fidanzate e delle vacanze su Facebook. E quindi tra 20 anni questa sarà la normalità.

E con un esempio concreto, cosa dire dei colleghi che potranno avere informazioni sulla vita privata di chiunque…
Che probabilmente anche loro saranno sul web e che la percezione e l’opinione sulle persone seguirà parametri differenti da quelli che utilizziamo oggi.
Alla fine la valutazione di un collega non sarà più legata ad una sola e particolare competenza o caratteristica ma terrà conto della persona nel suo complesso e forse alla fine i “bravi e buoni” saranno premiati più di adesso perché poche cose potranno essere nascoste.

E’ vero, sono vecchio e conservatore! Credo però di salvarmi ugualmente perchè sono sempre pronto a rimettermi in gioco rivalutando nel breve le mie opinioni. E non perchè sono un superficiale, ma perchè quando si parla di rete anche pensieri, ragionamenti ed opinioni devono evolversi velocissimi in simbiosi con la rete.
Altrimenti si invecchia davvero!

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Una memoria da elefant…ino!

dumbo

E’ passato un anno da quando ho deciso di regalare alla mia “figlioccia” un pezzettino di storia. La storia dell’anno in cui è nata, il 2008.
E visto che nel 2009 arriverà anche mio figlio, ho allargato il baule ed aumentato il malloppo. Giornali e riviste, dall’economia al gossip alla moda alla cucina e poi ancora qualche maglietta della Benetton e della Sisley, un iPod e un telefonino, un paio di libri, qualche CD di musica e molto altro da riscoprire tra 15/20 anni per vedere come era il mondo nei giorni della loro nascita.

E visto che siamo appunto nel 2009, spazio al digitale: una marea di mp3,  fotografie, video, una copia del web che abbiamo oggi, da cnn.com e youtube a google e repubblica; qualcosa su facebook, la registrazione di qualche telefilm in tv e di un paio di video su MTV.
Ho quindi registrato tutto su alcuni DVD che ho riposto nel baule insieme al resto e che con il resto riposeranno una ventina d’anni.

E poi mi sono chiesto “ma… quanti anni dura un DVD”?
Pochi, pochissimi, si parla di 3-5 anni per quelli a basso costo e di 10 per quelli registrati direttamente nelle aziende in cui vengono prodotti.

E così mentre ancora posso vedere lo foto che mio nonno ha scattato nei primi del ‘900, io non potrò lasciare ai miei posteri niente del mondo digitale che vivo e che mi circonda, a meno di non delegare ad altri la conservazione di questi che alla fine non sono altro che dati.
Niente di drammatico, ho addirittura 2 alternative:
1) acquistare un servizio di back up online da una società che per i prossimi 10/20 anni si preoccupi della conservazione dei miei dati (e su come lo fa sono affari suoi)
2) buttare e far girare in rete i dati confidando che, visto che in rete niente si cancella, tra 10 o 20 anni i miei posteri possano recuperarli.

Ed una volta invece come si faceva a tramandare informazioni? E quanto durano le informazioni con i vari metodi?
Partiamo dalle origini:
– Testo su pietra: 20.000 anni stimati e 5.000 verificati
– Testo su papiro: 10.000 anni stimati e 2.300 verificati
– Testo su pergamena: 5.000 anni stimati e 1.200 verificati
– Testo e disegni su carta: 1.000 anni verificati
– Pellicola fotografica (metà del 1800): 500 anni stimati e 150 verificati
– Disco in vinile (anni ’50): 1.000 anni di vita stimati e 60 verificati
– Dischetti e nastri magnetici: da 10 a 30 anni (stimati e verificati)
– CD/DVD: 100 anni stimati inizialmente, 20 verificati in laboratorio e 5/10 anni di durata reale
– Memoria stick USB, 10 anni dichiarati, 5 verificati fino ad adesso

Eccoci al dunque: l’ultimo ritrovato nel campo delle memorie digitali, la pennina usb, “dura” 5 anni. Pochi o tanti?
Pochi rispetto alla pietra, molti se si considera che mediamente una pennina… la perdiamo una volta l’anno!

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