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Musica, memoria e ricordi che non ci saranno più

Ore 15: sono in macchina che guido verso casa e dalla radio arriva “Chiedi chi erano i Beatles” -pezzo dei primi anni 90 degli Stadio-.
Insieme alle note appaiono i ricordi delle estati nelle quali, insieme ad un gruppo di baldi giovani, insegnavo tennis nei centri turistici.
I ricordi prenodono forma: gli altri maestri, i volti delle centinaia e centinaia di ragazzi conosciuti ai corsi e poi ancora la fatica a stare sul campo da tennis la mattina dopo una nottata di baldorie, le baldorie notturne, la moto che avevo, gli scherzi, i tornei, i brindisi…
Quante cose! Una buona mezz’ora di ricordi che mi fanno compagnia mentro guido e che a loro volta ne richiamano altri, alcuni confusi, alcuni molto nitidi ma comunque tutti “miei”. Storie che fanno parte della mia vita e che da qualche parte vivono nella mia mente in attesa di essere rievocati. Un piccolo scrigno che si è aperto con una chiave musicale e dal quale solo io posso attingere. Penso: “Guarda te come qualche nota ho messo in moto il mio cervello”; ho rielaborato informazioni ed emozioni, ho ripensato alle persone,
da un pensiero sono passato all’altro. Memoria, fantasia, pensieri, emozioni, ricordi e cervello; dicono che sia una buona cosa averli, tenerli accesi e farli funzionare.

Se queste stesse esperienze le vivessi oggi nel 2011, chissà come le ricorderei nel 2030, tra 20 anni: avrei probabilmente centinaia di foto sul mio PC di questo periodo e non dovrei sforzarmi per ricordare i volti delle persone; la storia della mia vita di oggi sarebbe certamente pubblicato su Facebook e Twitter (quello che ci sarà tra vent’anni).
Qualche cosa sul mio profilo, una quantità impressionante di informazioni sulle pagine di tutte le centinaia di ragazzi che incontrerei mese dopo mese:
la foto col maestro, il maestro che spiega, Federico che gioca; per qualcuno sarei quello bravo, per qualcuno quello cattivo. In ogni caso sarei qualcosa o qualcuno per centinaia e centinaia di ragazzi che lo condividerebbero in rete in maniera globale.

E a questo punto perchè sforzarsi di ricordare qualcosa?
Avrei tutto servito su un piatto d’argento, pronto, catalogato, classificato, immortalato ma soprattutto scodellato, senza nessuno sforzo di ricordare, senza nessuna fatica se non quella di rileggere passivamente la mia vita su un qualche aggregatore di contenuti che me la proporrebbe addirittura dai molteplici punti di vista di tutti coloro che avrebbero contribuito a creare il mio io digitale.

Fine di un sogno, fine dell’immaginazione, fine di tutto quello che qualche nota oggi è riuscita a far scattare.

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Il PC e il frullatore

A settembre ho traslocato… e non mi sono ancora ripreso!
Ho lasciato Firenze, dove comunque torno tutte le mattine a lavorare, per un piccolo paesino di campagna perchè alla fine l’aria di paese, vivendo comunque la quotidianitò della città, mi piace.

Un paio di giorni con 2 amici ad inscatolare, un camion “pieno zipillo” e quando poi in casa nuova inizio a spacchettare arriva finalmente lo scatolone “elettrodomestici – cucina”.  Apro ed il primo che sbuca fuori è un notebook.

Curioso, ma nella fretta dell’impacchettamento, senza troppo riflettere ed inconsciamente, ho fatto la scelta giusta: il computer è ormai un elettrodomestico.
Lo tengo in cucina vicino alla TV, lo utilizzo per chiamare (e vedere) amici e parenti con Skype, per trovare una ricetta o un tempo di cottura all’ultimo minuto.
I programmi della TV alla fine, mica li leggo sul giornale che quasi mai acquisto, li cerco sui siti di Sky, Rai e Mediaset, come pure le recensioni dei film.
E cosa dire dell’estratto conto in banca: è online! come è online l’elenco telefonico e sono online le foto che scambio con mio fratello che abita a Londra.
Non ho più nemmeno lo stereo in tinello perchè con  iTunes e un bell’hard disk  ho tutta la musica che voglio; i miei mp3 e qualche centinaio di web radio di tutti i generi, da tutto il mondo. Bhe alla fine mica ho più nemmeno il lettore DVD, ho semplicemente collegato il PC alla televisione.
E niente più quadernoni per la contabilità familiare; si fa tutto con Excel.

E pensando ai figli degli amici che a 3 anni accendono la TV, a 5 telefonano e a 7 navigano su internet mi chiedo come mai a me è servito un trasloco per prendere coscienza che ormai un PC e un frullatore sono più o meno la stessa cosa.

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Non siamo ancora pronti per la musica

E’ uscito il nuovo CD live degli U2, mi informo in rete e penso: lo compro, lo scarico, lo compro, lo scarico…
Facciamo che lo scarico e se poi mi piace lo compro… E’ il modo migliore per non acquistare musica; ma non per tirchieria ma perchè un CD scaricato “a gratis” non potrà mai avere dentro di me alcun valore.

Un CD costa e poichè ha un prezzo che io pago, diventa per me un momento di attenzione, di scelta e di valutazione sia in fase di acquisto che di conservazione; sono 20 euro e quindi ci penso prima di buttarli via.
Magari vedo in giro cosa ne pensano gli altri, aspetto di aver sentito un paio di pezzi alla radio o un pre-listen sul sito ma poi finalmente arriva l’acquisto consapevole.
E poichè l’ho pagato, anche se al primo ascolto non mi convince, non me ne sbarazzo con leggerezza ma lo riascolto più volte, mi leggo i testi, osservo la cover, approfondisco sul web. Vivo insomma il CD in una esperienza completa.

Ma un mp3 che ho scaricato “a gratis” non ha valore. Non può avere valore, è 1 tra i 1.000 che ho scaricato ed è così che lo vivo: 1 tra 1.000.
Che orrore! La musica, una delle componenti più importanti della nostra vita, ridotta ad una sorta di merce da outlet dove tutto si mescola con tutto, niente emerge e niente merita un approfondimento o una seconda chance.

Mhh… forse non siamo ancora pronti per essere così liberi di scegliere.

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Radiohead: che la Rete sia con voi

Chissà quanti di voi sanno che un paio di anni fa i Radiohead, una delle più importanti band pop degli ultimi 20 anni, decisero di distribuire il loro nuovo album non tramite i canali ufficiali della discografica (CD nei circuiti commerciali) ma direttamente e solo dal loro sito, chiedendo ai fan di pagare l’album “a piacere”.
Niente prezzo fisso ma un contributo proporzionale alla soddisfazione che gli ascoltatori avrebbero avuto dai brani.
L’esperimento fece molto scalpore e se ne parlò parecchio, sia in rete che sulla carta stamapata ed anche in TV.
A 2 anni di distanza anche le cifre sembrano quadrare, sopratutto se si considera quanto è stato risparmiato in termini di stampe, spedizioni, promozione e provvigioni.

Fonte: dalla rete

Veniamo ad oggi e mi colpisce un trafiletto che leggo su un giornale: la EMI, la vecchia casa di produzione dei Radiohead, lancia un cofanetto in versione extralusso che contiene le ristampe dei loro primi 3 album.

Una mossa strana perchè riguarda un gruppo che, abbandonate le case discografiche, si è lanciato in rete creando anche blog, forum ed ambienti di discussione diretta con i propri fans.

Ed infatti andando a “spippolare a destra e a manca”, ovviamente con il puro scopo della ricerca, non solo trovo che i 3 cofanetti il giorno stesso del lancio sono già “disponobili” sui circuiti “peer to peer“, ma che addirittura alcune versioni originali e live delle stesse canzoni si trovano rimasterizzate, prodotte e perfino riarrangiate da alcuni fans.
In altissima qualità , con tanto di foto e video inedite di concerti ed interviste e con i Radiohead che buoni buoni, zitti zitti, stanno a guardare la loro musica che inonda la rete.

www.federicopicardi.it

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Youtube, dal silenzio all’alta definizione

Fonte: dalla rete

Leggo su repubblica.it del 16 Gennaio che YouTube, dopo una lunga e sofferta riflessione ha deciso di eliminare l’audio da tutti quei video per i quali la diffusione dell’audio avrebbe comportato la violazione dei diritti d’autore indicando:
“Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L’audio è stato disattivato”

Video di cantanti e gruppi musicali, ma pure video fatti in casa nel cui audio sono presenti brani protetti dal copyright.

Visto che più della metà dei filmati presenti su youtube sono video musicali, incuriosito, decido di fare una verifica e provo a cercare un poco di musica e qualche video a caso che potrebbe contenere per l’appunto brani coperti da copyright.
Ne apro una trentina, da quelli musicali spudoratamente registrati dalla TV a quelli autoprodotti (fino ad un improbabile mago Milvio la cui performance contiene come sottofondo alcuni pezzi dei Coldplay) ma della famosa frase sulla disattivazione dell’audio nemmeno l’ombra. E musica a tutto volume.

Un poco perplesso sulla attendibilità della notizia che avevo letto, mi colpisce invece molto di più un’altra cosa: la scrittina “Vedi in alta qualità” che si trova piccolina piccolina sotto il video.

Questo è veramente importante;
rappresenta infatti un ulteriore passo in avanti nello sviluppo del web: la presenza massiccia e diffusa in rete di contenuti in alta definizione. Una evoluzione che segue di pari passo quella tecnologica (riduzione dei costi di archiviazione dei dati e diffusione della larga banda) ma che da qui in avanti avrà un forte impatto su tutto ciò che ruota intorno ai video in rete.

Per chi li produce e per chi li vede,  per chi li vende e per chi li “sgraffigna”.

PS: per chi volesse vedere i video in alta definizione su Youtube basta che aggiunga all’indirizzo della pagina di un qualunque video la stringa “&fmt=18” (senza le virgolette :-)

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