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Sperpero, danno di immagine e… supercazzola come se fosse antani

Premessa
Da anno progetto e coordino la realizzazione del sito del turismo della Regione Toscana (oggi il 3° sito più visitato d’Europa nel settore turistico che contiene oltre 10.000 schede descrittive e migliaia di contributi multimediali su tutta la Toscana…).

Sole d’Agosto e sospirate ferie.
Mi chiama un collega con voce preoccupata:”Fede, dalla Regione di hanno girato un fax per una cosa sul sito del turismo. Si parla di sperpero di denaro pubblico, danno di immagine nei confronti di un Comune, richiesta di danni…”.
“Cazzarola -è la prima cosa che mi viene in mente- oh cosa abbiamo combinato”. Chiedo al collega di girarmi il fax, lo leggo ed il dramma si presenta in tutta la sua evidenza.
Sul sito incriminato abbiamo inserito delle informazioni insesatte nella scheda descrittiva del Comune di “beeeep” e lo zelante Assessore al turismo del comune, svegliatosi dopo 1 anno da chissà quale letargo, ha deciso di comunicarcelo a modo suo.
Questo il bilancio della brillante operazione:
– costi per le raccomandate
– tempo per scriverle
– tempo dei protocolli (in uscita dal Comune, in ingresso ed uscita dalla Regione, in ingresso alla Fondazione…)
– tempo e costi per le telefonate
– una montagna di carta (la foresta dell’Amazzonia ringrazia)
– 20 i giorni trascorsi dal giorno in cui è stato scritto il reclamo al momento in cui arrivata in ufficio è stato corretto l’errore (10 minuti).
“Cazzarola -penso per la seconda volta-, ma non era meglio mandare una email con la segnalazione alla redazione? Avremmo risolto in 20 minuti invece che in 20 giorni.

Il tempo del web non è ancora per tutti.

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La Banda Obesa

Arriva il tam tam e leggo:

“Il Governo blocca i finanziamenti per la banda larga promessi da Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo con Delega alle Comunicazioni, l’estate scorsa. Questi fondi, che ammontavano a 800 milioni di euro, erano stati più volte tirati in ballo come strumento essenziale per lo sviluppo infrastrutturale del paese” (da “Il Messaggero”)

e così mentre nel resto del mondo si è capito che la Rete serve, in Italia continuiamo a vivere con il lumicino considerando la “Banda Larga” non “larga” ma “obesa” e da rifuggere.

Ma sarà forse mica che un popolo di persone sveglie e con una finestra sul mondo fa poco comodo ai nostri governanti?

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Il Nello e il Natalino

Mirko, amico e collega, mi fa notare l’editoriale di “Wired Italia” sui tavoli di innovazione e sul loro rapporto con i falegnami (io aggiungerei anche coi segafacenti ma non è questo il tema) e mi torna in mente una riflessione che ho fatto  ogni qualvolta ho letto di “tavoli di innovazione” o similari.

Al mio paese, sperduto tra la Mediavalle e la Garfagnana, ci abitano 2 persone: il Nello, grande maestro falegname al quale ho rotto le scatole nei primi 10 anni della mia vita per una maniacale mia passione per tutto ciò che si poteva inchiodare ed il Natalino che “mandava la macchina” nel cinema di mio cugino.

Il Nello, silenzioso, burbero ed affettuoso nello stesso tempo, era famoso per i suoi tavoli che erano e sono tutt’ora indistruttibili, bellissimi e molto difficili da acquistare.
Mi diceva sempre: “vedi bimbo, c’è chi chiacchiera e chi lavora. I discorsi li porta via il vento ma i miei tavoli nemmeno il terremoto”.
Il Natalino invece, sigaretta e bocchino, “mandava la macchina” al cinema, accendeva le luci ed era talmente fiero del suo ruolo (un cinema in un paesino ha anche un aspetto sociale),  che aveva scritto sulla porta della cabina “Cabina di Regia, non disturbare mentre c’è il film”.

Al Nello ed al Natalino penso ogni volta che, ai piani alti, qualcuno mi dice: “facciamo un tavolo”, organizziamo una “cabina di regia”.

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Mister Smith va a Washington

mr_smithva

Ore 6:20
Lunedì mattina, aiutato dalla mia buona abitudine a svegliarmi presto e dal ponte del 2 di Giugno, ho visto in TV “Mister Smith va a Washington”, film della fine degli anni trenta in cui un neo senatore, armato dei più grandi ideali, lotta fino allo stremo per portare avanti alcune riforme sociali in totale contrasto con le lobby, i partiti e gli interessi dei potenti del tempo che non hanno scrupoli nel soffocare il suo “spirito ribelle” ed idealista con pochi ma efficienti mezzi:
– deviazione dell’opinione pubblica tramite controllo della stampa
– black out ed isolamento mediatico degli appelli del signor Smith
– trappole burocratiche
– diffamazione, ricatti e false accuse montate ad hoc

Mi ha ricordato qualcosa… tipo… l’italia di oggi, quella con la “i” minuscola.

Ore 7:00
Un poco di zapping mi propone televendite, repliche di rotocalchi e trasmissioni e pure mi stimola un confronto:
nel ’39 i film, le trasmissioni ed anche la pubblicità erano molto più discreti, direi quasi più educati. Togliamo il “più”: semplicemente “educati”.
Buon gusto nel vestire, utilizzo corretto dei cogiuntivi ma soprattutto nessun becero urlerio.

Ore 7:30
Mi alzo e mentre mi incammino verso il giardino per vedere come stanno i miei pomodori, continuo a riflettere sul film che ho appena visto immaginandomi cosa Mister Smith avrebbe potuto fare se avesse avuto a disposizione internet e la possibilità di raccontare al mondo la sua versione della storia.

Apro l’acqua, inizio ad annaffiare i pomodori e l’ultimo pensiero:
politica, lobby ed interessi trasversali: non è cambiato mica niente dal ’39. Siamo solo più maleducati.

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La fascia a rischio (con la benda sugli occhi)

Mi sono lasciato coinvolgere ultimamente nella candidatura alle europee di una cara amica. Non per affinità di pensiero, sono notoriamente molto riservato sul tema e forse pure un poco insofferente ai partiti, ma perchè per me, alla fine, il tutto è semplicemente un nuovo e interessante progetto di comunicazione online da portare avanti. Mi era già capitato parecchi anni fa (e guardacaso nello schieramento opposto), ma nel 2009, vista l’evoluzione che c’è stata negli ultimi anni sul web il progetto è senza dubbio più divertente.

Detto questo e dopo aver incontrato il gruppo della comunicazione che segue il candidato, chiudo con il tema politico e butto giù un paio di riflessioni su un tema più allargato sul quale mi accaloro (per non dire di peggio) ogni qualvolta vengo in contatto con uffici stampa e professionisti della comunicazione.
In questi ambienti, ho in genere trovato differenti approcci alla rete che corrispondono spesso anche ad alcune fasce di età ( e guardacaso l’età alla fine è legata all’esperienza professionale). Proviamo volutamente a generalizzare:

– gli ultra 50enni (manager ed imprenditori): quelli che, coscienti di non conoscere il web, ne comprendono invece l’importanza strategica e gli riconoscono la qualità di “arma di comunicazione di massa” caratterizzata da modi, linguaggio e tecniche propri e differenti da quelli dei media tradizionali.

– gli under 30, quelli che sono cresciuti a pane e rete. Ragazzi per i quali è naturale avere un account su gmail o su facebook, scaricare e condividere film e musica e per i quali il PC collegato ad internet rappresenta poco più di un elettrodomestico sempre acceso e per i quali comunicare in rete è naturale come parlare al telefono.

– il nutrito gruppo dei 30/50enni, persone con alle spalle almeno un decennio di esperienza e che volenti o nolenti negli ultimi anni sono stati travolti (e stravolti) da una ragnatela che cresce a ritmi vertiginosi imponendo tendenze e modalità che cambiano ogni giorno e che per essere comprese richiedono oltre ad una grande apertura mentale anche la capacità di mettersi in gioco ed andare avanti.

E qui non si scappa:
c’è chi dice “io so fare altro, lavoriamo insieme per un risultato comune” (grande risposta degna di una grande professionalità) e chi invece:
– è convinto che il web sia una cosa o per informatici o per grafici (l’ottuso)
– chi rinnega anni di onorata carriera e decennali esperienze professionali e si convince senza alcuna base plausibile di essere il nuovo “Negroponte” (da radiare dai vari ordini professionali)
– chi ti dice “io leggo la mail e faccio ricerche su Google: quindi sono un esperto di web” (il cretino)
– chi si è iscritto a facebook e collezionando contatti ed amici si sente il pastore di un nuovo gregge (il megalomane)
– chi non ha ancora capito la differenza che c’è tra “utilizzare” e “fare” (il presuntuoso: tutti noi mangiamo l’insalata ma non per questo siamo tutti agricoltori)

E c’è infine chi vuol fare il furbetto.

Ma occhio, la Rete non conosce padroni, santi, o protettori. E non solo non perdona ma le cazzate restano per sempre.
Siamo tutti pesci nella Rete.

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