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Behind Blue Eyes

Giornata di relax.
Vedo su MTV, io lo chiamo sempre Videomusic :-)   ,che è in linea il nuovo sito www.mtvmusic.it, dove sono stati riversati “tutti” i video della programmazione dell’emittente. Non mi faccio scappare la prova, mi collego e digito sul search una canzone che ho sentito ieri sera alla radio: “Behind Blue Eyes” dei Limp Bizkit.
Niente, forse ho scritto male il titolo; passo allora dal “Forse cercavi” di Google che invece me lo conferma e mi dice pure che la canzone risale al 1971, quando probabilmente i membri dei Limp Bizkit neppure erano nati. Fa parte dell’album “Who’s next” degli “Who”.
Mi avventuro allora su Youtube per vedere se trovo il video: ne trovo più di 15.000. Molti doppioni ma anche riprese di concerti dell’epoca, versioni strumentali, inedite, unplugged e perfino punk. Interviste a Pete Townshend, il video originale e le copie prodotte da una miriade di giapponesi che, ignorando pure loro gli “Who”, hanno emulato i Limp Bizkit. Passo quindi una mezz’ora scoprendo con piacere e meraviglia la storia della canzone, dal 1971 fino a questa mattina in una ennesima ed improbabile versione remix postata da “Suberdrummer85”.
E comunque su MTV niente “Behind Blue Eyes”.

Passo oltre e cerco “Fix You” dei Coldplay.
Mtv: 1 risultato, il video ufficiale della EMI. Clicco e mi toccano pure 15 secondi di pubblicità prima di vedere il video.
Youtube: circa 200.000 risultati. Il video ufficiale (?) e poi video inediti dai concerti, remix, riprese di esibizioni in TV, interviste al gruppo e pure i soliti cloni giapponesi. Il tutto a partire da 4 anni fa in una marea impressionante di informazioni.

Ma allora che senso ha l’archivio di MTV se parte già schiacciato da Youtube?

Forse non è così banale e invece di essere frettolosi facciamo qualche riflessione:
– la qualità: su MTV è ottima, sia per la parte audio che per quella video. Pure a tutto schermo si vede e si sente benissimo.
– l’immediatezza: MTV mi propone “il” video originale senza che io debba andare a trovarlo tra 200.000 possibili
– l’appartenenza alla community di MTV: molto forte ed attiva in tutta europa, con questo archivio la community ha oggi un nuovo stimolo per esserlo ancora di più
– la pubblicità: i 15 secondi di Hineken che mi sono puppato, portano qualche eurino in tasca ad MTV. E l’economia gira.

E se poi proviamo a vedere le cose ancora più dall’alto, mi vengono in mente almeno 2 altri buoni motivi per cui l’archivio di MTV ha senso di esserci: “Convergenza dei media” e “Crossmedialità”.
Una volta si diceva “Buona visione”, oggi dovremmo dire “Buona immersione”.

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MPS su Youtube… che tristezza

Leggo i titoli su più giornali e vedo che il Monte ha deciso di inserire il suo nuovo spot su Youtube, creando il proprio canale istituzionale sul social media più famoso del mondo. Bene, penso io, ormai oggi non si può fare diversamente. Ci sono tutti, banche, aziende private, enti pubblici è “normale” che ci sia anche il Monte dei Paschi di Siena.

Passano i giorni, i titoli continuano ed a questo punto, voglio capire il perchè di tanta insistenza andando a leggere un paio di articoli. E qui scoppia la tristezza.
Non per il Monte, non per Youtube e nemmeno per lo spot. Semplicemente perchè questa attività di ordinaria comunicazione viene fatta passare come “l’innovazione assoluta”.

Sarà una strategia voluta? Sarà che chi ha scritto l’articolo è rimasto al secolo scorso? Sarà che per accontantare un padrone con un articolino qualcuno ha svenduto la propria professionalità trasformandosi in un ottuso digitale? Sarà che il target dei quotidiani è l’utente analogico?

Non lo so! Quello che è certo è che la mia percezione della banca è cambiata da “up to date ed attenta alla evoluzione dei new media”  a  “la solita azienda che ha scoperto l’acqua calda”.
Chissà se era questo l’obiettivo che volevano raggiungere.

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Censurato!!!

youtube-censored1

Internet, luogo di democrazia e di libero pensiero.
Ma è proprio vero e così ovunque?
Se proviamo ad approfondire in rete su cosa accade nel resto del mondo, ci rendiamo conto che esistono paesi nei quali il regime tenta di gestire ed indirizzare anche la comunicazione sul web. A volte con successo, a volte meno ma in ogni caso ci prova.
E così se noi cinguettiamo tra i twitt, gongoliamo tra i post e spippoliamo su Google, in altri paesi nemmeno si può vedere un video su youtube: perchè flash è una tecnologia vietata e perchè nelle abitazioni nessuno può avere una connessione adsl.
Ma la censura non si applica solo imponendo ai fornitori di accesso internet di registrare le navigazioni dei loro utenti, fornendo poi alla polizia i dati di tutti i potenziali nemici dello stato, ma anche impedendo agli utenti l’accesso a Skype, alla CNN ed a tutti i siti di informazione internazionale.
E nemmeno si può utilizzare Google, perchè il servizio “translate” potrebbe essere utilizzato per tradurre siti internazionali che forniscano informazioni non approvate dal regime.
O ancora, visto che alla fine tutto il traffico internet del paese entra ed esce da un solo nodo (governativo), cosa di meglio può esserci che non filtrare ed analizzare ogni singolo pacchetto di dati che passa da quest’unica porta; ogni navigazione, conversazione o email che gli utenti si scambiano.
Ma al peggio non c’è mai fine e così ecco che per controbilanciare le tendenze social del mondo della rete, ci si arma tentando di presidiare anche il mondo degli UGC (contenuti generati dagli utenti): 50 centesimi per ogni post, twitt o contenuto a favore del governo e incriminazioni per “offesa alla religione ed allo stato” per ogni contenuto che non rispetti i dictat del regime.
Fino al provvedimento estremo: il governo che, in un momento di panico, “stacca” la rete.
E poco importa delle ripercussioni che questo può avere su quella parte di economia che utilizza la rete per relazionarsi al resto al mondo perchè, come disse J.Berger nel 2001, “A che cosa serve Internet, se non a navigare in Internet”.
Peccato che era appunto il 2001.

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Questa (s)mania di social

Se non sei social sei out.
Se non sei presente sui social sei indietro.
Se lavori nel web ed il tuo portale non è social non hai capito niente.

Bha!… ma sarà proprio vero?
Io non sono mai stato portato per le estremizzazioni, o meglio sono sempre stato portato per quelle fatte a ragion veduta.
Credo che le modalità, tecnologica, camunicazionale, economica e manageriale  con cui si gestisce un certo contesto dipendano molto non solo dalle mode o dalle frenesie, ma dagli obiettivi che vogliamo raggiungere e che possono essere i più svariati.
Non necessariamente gli ormai noti UGC (User Generated Content) sono utili in tutti i portali, così come è un errore dire che social network e broadcast devono sempre necessariamente convivere o che la produzione editoriale ormai sta tramontando.
Sarebbe un poco come dire che con l’avvento della radio nessuno avrebbe più letto il giornale o che l’arrivo della televisione avrebbe portato alla chiusura dei cinema. Sono tutti modelli che si sono evoluti e plasmati per coesistere in maniera più o meno, o per niente, integrata.

Ci sono talmente tanti fattori, momenti storici, culture ed abitudini (nuove e radicate) che fanno si che una posizione estremistica non abbia senso di esistere.

E ci sono poi modelli di riferimento che non sono replicabili. Facebook, Youtube, Twitter, non sono solo “dei social media”, sono “i social media”. Nessun scimmiottamento è possibile o può comunque produrre risultati apprezzabili.
Unica eccezione sono forse le vericalizzazioni tematiche che vanno a fare breccia nel cuore degli utenti (appassionati ad un tema ben specifico)  che considerano invece i grandi social media sistemi di relazioni troppo dispersivi.

Che ognuno stia nel suo!

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Chi ha davvero bisogno del Grande Fratello?

Google Locator è una nuova applicazione di Google che, installata sul proprio telefonino, comunica la nostra posizione a tutti i nostri amici.
Informazione, la nostra posizione, che è ovviamente integrabile con foto e video relativi ai luoghi che ci circondano.
Una sorta di estensione localizzata della “lavagna” di Facebook sulla quale ognuno di noi può annotare e raccontare al mondo che cosa sta facendo minuto per minuto.

E se poi andiamo su “Mogulus“, la piattaforma di webcast aperta a tutti, possiamo collegare una bella webcam al  computer e mandare in diretta 24 ore su 24 quello che accade nella nostra casa.

La stessa cosa che accade su “Ustream.tv” o su “LiveCast.com” in cui la diretta possiamo addirittura farla dal cellulare, sempre 24 ore su 24.

Passiamo poi a youtube: qui in diretta non c’è niente, ma con 10.000 video inseriti ogni giorno, non abbiamo che l’imbarazzo della sceltra tra i video “personali” che quotidianamente vengono messi in linea. E se è il sesso virtuale quello che ci manca, allora youporn.com ci regala anche quello.

E quindi mi chiedo: ma con tutta questa montagna mostruosa di “grandi fratelli” pronti a soddisfare la nostra voglia di “farci i cazzetti degli altri” in ogni momento ed in ogni luogo, cosa ce ne facciamo di un Grande Fratello televisivo:

– animato da un gruppo di celebrolesi maleducati
– sapientemente guidato da una regia nascosta
– che ci sommerge di pubblicità
– che ci chiede un sms da 2 euro per eliminare un concorrente
– che genera a cascata trasmissioni una più cretina dell’altra

Bhe forse noi non ce ne facciamo niente… ma il Berlusca ci vive sopra!

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